Frodi artistiche: la lotta a uno dei crimini più sofisticati della storia

I falsari sono criminali talentuosi e preparati, per incastrarli servono specialisti che sappiano stare al passo

pubblicato il 17/06/2020 in Scienza e Tecnologia da Alfio Moscarella
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Alfio Moscarella

La notizia del ritrovamento della “Ragazza in lutto" di Banksy, la porta del Bataclan rubata nel 2019 e recuperata pochi giorni fa in un casolare abruzzese, ha riportato sulle pagine di cronaca il tema dei reati d'arte. Sebbene l'opera in questione non goda di una stima economica quantificabile, ma piuttosto di un valore umano inestimabile, reati e frodi artistiche hanno spesso mosso ingenti somme di denaro specialmente tra mercato nero e collezionisti. Le figure di rilievo in questi casi sono numerose, esperti d'arte in primis anche se, molto spesso, la veridicità di un'opera d'arte può essere confermata solo da un'accurata analisi scientifica. In tal contesto, tra i maggiori esperti coinvolti in questi reati spicca il nome del chimico microscopista Walter C. McCrone, e uno dei casi più noti della sua carriera riguarda alcune opere dell'artista russo Mikhail Larionov. Si tratta di un pittore futurista ed esponente della scena avanguardista russa, la cui figura è stata oggetto di grande interesse soprattutto dopo la sua morte avvenuta nel 1964.

 


Mikhail Larionov. Raggismo Rosso e Blu, 1913

 

Nel 1985 vengono rinvenuti in Unione Sovietica 1500 tra pastelli e dipinti attribuibili all'autore. Osservando stile e tecnica, numerosi esperti si convincono che le opere siano state lasciate in Russia nel 1915, al momento della fuga dell'artista verso Parigi. La scoperta ha un impatto importante sul grande pubblico e le opere vengono ampiamente esposte tra Germania e Svizzera. Ci vogliono anni prima che qualcuno, tra gli addetti ai lavori, sollevi delle perplessità sulla veridicità delle opere e, proprio a causa dell'incertezza diffusa tra gli esperti, un'analisi scientifica di McCrone sembra l'unico approccio plausibile alla risoluzione del problema. Il chimico allora, decide di vagliare al microscopio dei campioni prelevati da due presunti pastelli di Larionov, nell'intento di studiarne i pigmenti dei colori. Lo studio dei pigmenti è di per sé molto efficace in questi casi, in quanto i colori impiegati nelle arti figurative derivano, salvo rare eccezioni, da elementi naturali (organici e inorganici) lavorati successivamente. Per un falsario valgono due regole fondamentali, la prima è che le opere copiate debbano -preferibilmente- appartenere ad artisti morti che non possano quindi contestarne l'autenticità, la seconda è che si debbano utilizzare gli stessi materiali contemporanei all'artista, ma questo non è sempre possibile. Se è vero infatti che anticamente i colori venivano ricavati artigianalmente dalle materie prime, almeno dal XIX secolo questi iniziavano ad essere prodotti industrialmente, con una qualità sempre diversa in base alla tecnologia e alle conoscenze chimiche del tempo. Ciò rende difficile per un falsario, abile che sia, reperire gli stessi colori e gli stessi pigmenti utilizzati dall'artista originale. Quando si parla di “pigmento” si intende una sostanza finemente macinata, insolubile, che richiede quindi un legante che lo tenga in sospensione in modo da fissarlo su una superficie (tela, carta,ecc) che si coprirà del suo colore. I pigmenti possono essere inorganici (minerali o sintetici) oppure organici (animali, vegetali o sintetici). In un'indagine di questo tipo non è necessario passare in rassegna tutti i pigmenti di ogni campione, ma bisogna individuare quei caratteri singolari che si discostano dalla norma, capire il perché della loro esistenza e verificare il ripetersi sistematico di tali anomalie su più di un campione. Nell'analisi sui pastelli, McCrone individua il pigmento del “titanio bianco” insieme a del titanio in forma minerale. Quello del titanio bianco è il pigmento più recente in assoluto, nonché il più importante del XX secolo. È formato in prevalenza dal biossido di titanio (TiO2), un composto cristallino scoperto nel 1821 ma prodotto solo a partire dal 1916, e impiegato nella pittura dal 1920. Resistente al calore, alla luce e ad altri prodotti chimici, ha il potere coprente (capacità di imporre il proprio colore) migliore di tutte le altre tinte bianche, per questo viene definito “il più bianco dei bianchi”.

 


Biossido di titanio con struttura delle particelle

 

McCrone, d'altra parte, sa benissimo che Larionov ha iniziato ad usare quel particolare pigmento non prima degli anni 40. Inoltre, il chimico non riscontra nei campioni il solfato di bario (BaSO4), ottenuto dal minerale della barite o prodotto sinteticamente. È composto da particelle pressoché trasparenti che lo rendono incapace di essere utilizzato in una tinta bianca, rappresenta però un ottimo diluente per colori a olio o un substrato inerte per la creazione di coloranti. Secondo McCrone l'assenza di quel substrato colloca i pastelli analizzati agli anni 50. La presenza del titanio bianco e l'assenza del solfato di bario rappresentano quei caratteri singolari fuori dalla norma che possono rendere le copie, loro malgrado, uniche nel loro genere. Un'analisi incrociata con campioni estratti da altre opere sottoposte a esame ha mostrato la stessa corrispondenza dei due composti, convincendo McCrone di avere a che fare con dei falsi.

 


Solfato di bario con struttura delle particelle

 

            Al contrario della porta del Bataclan, un monumento comunque troppo noto tra il grande pubblico per passare inosservato dopo un simile furto, la falsificazione delle opere di Larionov rappresenta una truffa elegantemente architettata. Il talento artistico dell'autore dei falsi è indiscusso, tanto da ingannare per anni i massimi esperti del tratto di Larionov. Sulla malafede del falsario si può solo speculare, anche se risulta strano che i quadri siano stati realizzati negli anni Cinquanta, in quanto Larionov viene reso invalido da un ictus proprio dal 1950. Si potrebbe dire un tempismo perfetto, di una persona attenta agli interessi della critica contemporanea. Senza dubbio, quei 1500 pezzi hanno mosso grandi somme di denaro tra musei e collezioni private. Al di fuori di questa osservazione si può dire ben poco, se non rendersi conto di quanto le frodi artistiche siano diventate sofisticate, frutto della mente di criminali esperti e molto preparati. È logico capire, da questo punto di vista, quanto sia importante che dall'altra parte ci siano persone altrettanto specializzate, in grado di stare sempre un passo avanti per contrastare questi particolarissimi crimini in continua evoluzione. 

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