Cellule staminali del cordone ombelicale: perché sono importanti?

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 28/11/2018 in Scienza e Tecnologia da DigitalPr
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2018

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente


Le cellule staminali cordonali sono state scoperte e caratterizzate negli anni Ottanta. Da allora continuano a essere considerate la fonte di staminali con più possibilità applicative nel campo della medicina rigenerativa. Si tratta di cellule con un enorme potenziale terapeutico e che possono essere impiegate per trattare diverse patologie. Per questo è importante che i genitori decidano in maniera consapevole se donare o conservare le cellule staminali cordonali.
In base alla loro sede di origine le cellule staminali possono essere classificate in: staminali embrionali; staminali del cordone ombelicale; staminali adulte.

Il sangue del cordone ombelicale è estremamente ricco di cellule staminali che potrebbero differenziarsi in cellule adulte ed essere usate per trattare una serie di malattie genetiche, di tumori ematologici e di malattie immunitarie. Ma per far sì che queste cellule possano effettivamente essere usate in clinica, ed evitare qualsiasi tipo di contaminazione, è importante che il sangue del cordone venga prelevato con cautela da personale medico esperto.

Al termine della fase di raccolta, il campione di sangue (con le cellule staminali cordonali) raccolto viene inviato a una biobanca. La crioconservazione viene fatta selezionando la frazione nucleata e aggiungendo al numero totale di cellule nucleate un agente crioprotettivo che protegge da uno shock osmotico. Da evidenze sperimentali è emerso che le cellule staminali cordonali possono essere crioconservate per più di 24 anni, continuando a mantenere inalterate le capacità proliferativa e differenziativa[1].

Come vengono impiegate le cellule staminali? L’impiego terapeutico più comune è il trapianto ematopoietico nel caso di tumori maligni. In questo caso le cellule del cordone hanno un vantaggio rispetto alle alternative (come le staminali da midollo): sono “immature’” immunologicamente, cosa che le rende più sicure contro i rigetti. Possiamo avere vari tipi di trapianti quali: aploidentici con istocompatibilità al 50%, ovvero quando il donatore ha delle caratteristiche tissutali uguali per metà – e quindi “aplo” -  a quelle del ricevente; autologo con compatibilità al 100%, quando paziente e donatore sono la stessa persona; eterologo quando donatore e ricevente non sono la stessa persona. Anche in questo caso la compatibilità può essere del 100%.

Conservando privatamente le cellule staminali cordonali, il donatore potrà, in caso di necessità, usare il proprio campione. Se compatibili, anche i familiari più stretti, come genitori o fratelli, potranno beneficiarne.

Le staminali cordonali sono usate prevalentemente per il trattamento di malattie ematologiche. Tuttavia, data la loro capacità rigenerativa e immunomodulatoria, lo spettro di possibili applicazioni è più ampio. Studi clinici hanno evidenziato che possono essere utilizzate anche nel trattamento delle seguenti patologie: paralisi cerebrale infantile; diabete di tipo 1 (quello infantile) e di tipo 2; patologie autoimmuni; autismo[2, 3] .

Inoltre, il trapianto di staminali cordonali migliora anche la condizione neurologica di pazienti affetti da adrenoleucodistrofia, ovvero una malattia genetica molto grave, legata a mutazioni sul cromosoma X, a carico del sistema nervoso centrale e delle ghiandole surrenali[4].

Nonostante i risultati incoraggianti, in Italia il 95% dei cordoni ombelicali viene ancora oggi buttato via subito dopo il parto, che rappresenta l’unico momento utile alla raccolta delle cellule staminali. Per questo è importante che i futuri genitori siano informati sulle potenzialità delle cellule staminali cordonali e scelgano consapevolmente se donarle o conservarle.

Per maggiori informazioni sulla conservazione del cordone ombelicale: www.sorgente.com

Fonti:
1. Broxmeyer, H.E. et al. Hematopoietic stem/progenitor cells, generation of induced pluripotent stem cells, and isolation of endothelial progenitors from 21- to 23.5-year cryopreserved cord blood. Blood. 117:4773- 4777.
2. Effect of Autologous Cord Blood Infusion on Motor Function and Brain Connectivity in Young Children with Cerebral Palsy: A Randomized, Placebo-Controlled Trial. Sun J. et al, 2017. Stem cells Translational Medicine: Dec, 6 (12): 2017-1078
3. Haller MJ, Wasserfall CH, Hulme MA, Cintron M, Brusko TM, McGrail KM, et al. Autologous umbilical cord blood transfusion in young children with type 1 diabetes fails to preserve C-peptide. Diabetes Care. 2011;34:2567–9.
4. Miller WP, Rothman SM, Nascene D, Kivisto T, DeFor TE, Ziegler RS, et al. Outcomes after allogeneic hematopoietic cell transplantation for childhood cerebral adrenoleukodystrophy: the largest singleinstitution cohort report. Blood. 2011;118:1971–8

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