La genetica può arrivare a incidere fino al 50% sulla nostra longevità, escludendo le cause di morte accidentali o infettive. A confermarlo è uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science e presentato a Roma durante la terza edizione della Conferenza sull'Invecchiamento e la Longevità (ALC). Il lavoro, condotto dal gruppo di ricerca guidato da Annibale Puca — neurologo, docente di Genetica all'Università di Salerno e ricercatore presso MultiMedica —, ha messo in luce il ruolo chiave della variante genica LAV (Longevity Associated Variant del gene BPIFB4), una mutazione in grado di proteggere l'organismo dalle più comuni patologie dell'età avanzata.
La ricerca ha preso il via dall'analisi di circa 600 centenari residenti nel Cilento, monitorati per tre anni e posti a confronto con soggetti sani della popolazione generale. L'indagine sul loro patrimonio genetico ha evidenziato modifiche nel DNA relative a una specifica proteina, capaci di conferire un netto vantaggio biologico. Negli esperimenti condotti prima su modelli animali e successivamente in vitro su cellule del sistema immunitario umano, la variante LAV si è dimostrata capace di "ringiovanire" cuori anziani, recuperare la funzionalità di cuori diabetici e bloccare l'avanzamento di patologie cardiovascolari e neurodegenerative, come ipertensione, aterosclerosi e persino la Corea di Huntington.
L'ultimo tassello della scoperta riguarda la capacità di questo gene di mitigare il deterioramento cardiaco anche nella progeria, la rara malattia dell'invecchiamento precoce causata da mutazioni nel gene Lamina, nota al pubblico per la storia di Sammy Basso. I centenari rappresentano un modello di invecchiamento di successo: comprendere la loro mappa genetica offre spunti fondamentali per sviluppare terapie innovative e sicure a beneficio dell'intera popolazione.
Intervenire sfruttando un'informazione biologica già testata dalla natura permette di contrastare il decadimento dell'organismo senza trascinarsi gli effetti collaterali tipici delle molecole sintetiche tradizionali. Per spiegare la relazione tra biologia e stile di vita, il professor Puca ricorre a un'efficace metafora: l'assetto genetico rappresenta il modello della macchina, mentre il nostro stile di vita è la benzina. Un carburante di ottima qualità fa rendere il motore al massimo delle sue possibilità, ma sempre entro certi limiti. Replicare l'azione della variante genica dei centenari significa agire direttamente sul "motore", offrendo una svolta concreta per permettere a tutti di invecchiare più a lungo e in salute.

