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Nuove frontiere della bionica: ecco l'impianto oculare intelligente che sfida la cecità

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Al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, la scienza medica ha svelato una promettente innovazione che potrebbe restituire una nuova prospettiva di vita a chi ha perso la vista. Gli scienziati della Prima Università Statale di Medicina I.M. Sechenov di Mosca, in collaborazione con la società Motorica, hanno presentato il prototipo di un impianto oculare progettato specificamente per i pazienti affetti da gravi patologie retiniche, come la retinopatia pigmentosa o la degenerazione maculare senile. In queste malattie, sebbene le cellule fotosensibili muoiano impedendo la formazione delle immagini, una parte del tessuto nervoso rimane intatta ed è proprio qui che interviene il nuovo dispositivo, progettato per sostituire i fotorecettori danneggiati funzionando come un vero e proprio assistente intelligente.

Il cuore di questa tecnologia risiede nella sua architettura rivoluzionaria e nella sua modalità di applicazione. L'impianto viene inserito direttamente sotto la retina tramite un intervento chirurgico minimamente invasivo che evita grandi incisioni, riducendo al minimo il rischio di lesioni tessutali. A differenza della maggior parte dei dispositivi medici stranieri attualmente esistenti, il prototipo russo si distingue per essere completamente privo di fili e batterie. Il sistema si attiva in modo naturale grazie alla normale luce trasmessa attraverso speciali occhiali indossati dal paziente. Inoltre, la presenza di un numero significativamente maggiore di elettrodi ultrasottili permette una stimolazione delle cellule nervose molto più precisa e vicina al funzionamento biologico naturale.

Il progetto rappresenta una complessa sfida interdisciplinare che unisce microelettronica, scienza dei materiali e medicina interna. Come spiegato da Dmitry Telyshev, direttore dell'Istituto di Tecnologie e Ingegneria Bionica della Sechenov, il traguardo del team è ora quello di sfruttare le competenze nell'elettronica flessibile e nei materiali biocompatibili per trasformare una tecnologia di laboratorio in un prodotto clinico concreto e unico a livello globale. La strada verso l'applicazione sull'uomo richiede comunque prudenza: il piano di sviluppo ha una durata prevista di tre anni e dovrà superare rigorose fasi di sperimentazione, inclusi i test sui primati. Se i risultati confermeranno le aspettative, l'impatto sociale sarà enorme per le persone considerate oggi non vedenti in modo permanente ma con nervo ottico preservato. Anche se non si tratterà di un recupero totale e perfetto della vista, l'impianto permetterà di riacquistare l'autonomia necessaria per orientarsi nello spazio, riconoscere i volti e leggere testi con caratteri di grandi dimensioni, restituendo una fondamentale indipendenza quotidiana.

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