I passeggeri in transito all'aeroporto di Haneda a Tokyo noteranno presto dei colleghi di lavoro decisamente insoliti. Lo scalo giapponese ha infatti introdotto l'uso di robot umanoidi per la gestione dei bagagli e le pulizie, un'iniziativa che nasce dopo una sperimentazione durata tre anni ed è promossa da Japan Airlines (JAL) in collaborazione con il partner tecnologico GMO Internet Group. Questo progetto pilota, che proseguirà fino al 2028, punta a trovare una soluzione alla drammatica carenza di personale che affligge il settore aeroportuale del Paese. Fino ad oggi, l'automazione industriale si è affidata principalmente a bracci meccanici e robot specializzati confinati in ambienti prevedibili, come le linee di montaggio automobilistiche o i centri di distribuzione di colossi come Amazon. La vera sfida di Haneda sta invece nel far operare i robot umanoidi in contesti aperti, dinamici e intrinsecamente imprevedibili. Nello specifico, le macchine saranno impiegate nella movimentazione dei carichi, nella pulizia delle cabine degli aerei e nella gestione delle attrezzature di servizio a terra, un comparto dove JAL impiega attualmente circa 4.000 persone. I modelli scelti per questa fase provengono da due aziende cinesi leader del settore: si tratta del G1 di Unitree Robotics, il cui modello base sul mercato ha un costo fortemente competitivo di circa 13.500 dollari, e del Walker E di UBTECH Robotics.
Nonostante il grande passo avanti, la tecnologia non è ancora del tutto indipendente; i test sul campo dimostrano che, sebbene l'umanoide sia in grado di approcciare carichi di grandi dimensioni, l'attivazione dei sistemi di carico verso l'aereo richiede tuttora l'intervento e la supervisione di un operatore umano. Inoltre, la coesistenza nello stesso spazio di macchine e persone impone la scrittura di nuove e rigide norme di sicurezza, poiché in un hub immenso come Haneda, dove i voli atterrano e decollano al ritmo serrato di uno ogni due minuti, il margine di errore è azzerato. Se in Occidente l'avvento della robotica solleva spesso timori legati alla perdita di posti di lavoro, in Giappone la prospettiva è diametralmente opposta. Il Paese del Sol Levante sta affrontando una crisi demografica senza precedenti, caratterizzata da un rapido invecchiamento della popolazione e da una forza lavoro in costante contrazione. I numeri del settore aeroportuale descrivono una vera e propria emergenza: tra marzo 2019 e settembre 2023 gli addetti a terra in tutto il Giappone sono scesi da 26.300 a 23.700 unità e, proprio a causa di questo deficit, nel settembre 2023 il vicino aeroporto di Narita è riuscito a gestire solo 101 dei 152 voli settimanali previsti. A fronte di questa carenza di manodopera, il turismo è invece in netta espansione, con oltre sette milioni di visitatori stranieri registrati nei soli primi due mesi dell'anno. Le stime indicano che entro il 2040 il Giappone avrà bisogno di oltre 6,5 milioni di lavoratori stranieri per mantenere i propri obiettivi di crescita economica; in questo scenario, l'impiego di robot umanoidi per compiti ripetitivi e fisicamente logoranti non viene visto come una minaccia, bensì come una risorsa indispensabile per non far fermare il Paese.

