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Invecchiare più lentamente? La scienza conferma: un multivitaminico può aiutare, ma non è un miracolo

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C’è chi la chiama "biohacking", chi la considera una nuova frontiera della salute e chi, più semplicemente, spera di trovare in farmacia l’elisir di lunga vita.  L’idea che una pillola possa fermare le lancette dell’orologio biologico affascina l’umanità da secoli, ma oggi la scienza sta iniziando a dare risposte più concrete, seppur con la dovuta cautela.  Per capire se un integratore funzioni davvero, bisogna prima distinguere tra due concetti fondamentali: l’età cronologica, ovvero quella scritta sulla carta d’identità, e l’età biologica, che è lo specchio reale dello stato di salute del nostro organismo. 

È un’esperienza comune nella vita di tutti i giorni: incontriamo persone di settant'anni agili e scattanti, mentre alcuni cinquantenni mostrano già segni di declino fisico e mentale. Per misurare scientificamente questa differenza, i ricercatori utilizzano oggi i cosiddetti orologi epigenetici, test avanzati che analizzano il DNA alla ricerca di piccoli segnali chimici capaci di indicare la velocità di invecchiamento cellulare. 

Proprio su questo fronte, un recente studio clinico pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine ha gettato nuova luce sulla questione. I ricercatori hanno monitorato quasi mille persone anziane impegnate nell'assunzione quotidiana di un comune integratore multivitaminico e minerale. I risultati hanno evidenziato un effetto positivo, sebbene non miracoloso: l'integrazione costante ha mostrato di poter rallentare alcuni processi di invecchiamento a livello cellulare, riducendo leggermente la velocità con cui il DNA si "usura". Non si tratta, dunque, di una retromarcia completa verso la giovinezza, ma piuttosto di un piccolo freno applicato al tempo che passa. Nonostante i dati siano incoraggianti, gli esperti invitano alla massima prudenza. Gli integratori non sono una "bacchetta magica" in grado di cancellare gli effetti di uno stile di vita sregolato e la pillola della giovinezza eterna rimane, per ora, un mito pubblicitario. Tuttavia, la scienza conferma che supportare l'organismo con i giusti nutrienti può concretamente aiutare a mantenere l'età biologica più bassa rispetto a quella anagrafica. Anche se gli orologi epigenetici restano per il momento uno strumento limitato alla ricerca e non ancora pronti per l'uso medico quotidiano, il messaggio di fondo è chiaro: la prevenzione passa anche attraverso ciò che ingeriamo, a patto di restare con i piedi per terra e non aspettarsi miracoli da una semplice compressa.

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