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Invertire l’orologio biologico: la sfida della startup che vuole restituirci la vista

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C’è una startup di biotecnologie che sta provando a fare qualcosa che fino a pochi anni fa sembrava pura fantascienza: riportare indietro l’orologio biologico delle nostre cellule. La società si chiama Life Biosciences, è stata cofondata dal celebre genetista di Harvard David Sinclair e ha appena ricevuto il via libera dalla FDA (l’agenzia americana che regola i farmaci) per iniziare i test clinici sugli esseri umani. L’obiettivo iniziale è straordinario: restituire la vista a chi l’ha persa a causa di malattie legate all’età.

Una "istruzione" per tornare giovani

La tecnica utilizzata si chiama riprogrammazione epigenetica parziale. Per capire di cosa si tratta, dobbiamo immaginare il nostro DNA come un pianoforte e l’epigenetica come lo spartito che decide quali tasti suonare. Con il passare degli anni, lo "spartito" si sporca e si rovina: le cellule "dimenticano" come funzionare correttamente e invecchiano. La terapia di Life Biosciences consiste in un’iniezione diretta nell’occhio che invia alle cellule della retina un messaggio specifico: un comando di "reset". A differenza di altri esperimenti passati, che rischiavano di trasformare le cellule in tumori cancellando completamente la loro identità, questa nuova tecnica è parziale. Significa che la cellula dell’occhio resta una cellula dell’occhio, ma recupera la vitalità e la forza di quando era giovane.

Perché iniziare proprio dagli occhi?

Invece di provare a ringiovanire tutto il corpo in una volta sola — un’impresa che sarebbe oggi titanica — la startup ha scelto un bersaglio molto preciso e contenuto: il nervo ottico. I ricercatori si concentreranno su due malattie gravi. La prima è il glaucoma, che rappresenta la seconda causa di cecità al mondo. La seconda è la NAION, una patologia che colpisce improvvisamente il nervo ottico dopo i 50 anni e per la quale, purtroppo, oggi non esiste alcuna cura. Scegliere l’occhio non è solo una mossa strategica per la facilità di intervento, ma è dettato dall’urgenza medica: se i test avranno successo, non solo si fermerà la perdita della vista, ma si potrebbe addirittura invertire il danno, permettendo ai pazienti di tornare a vedere.

La nuova sfida dei giganti della tecnologia

Quello della "longevità" non è più solo un sogno di pochi scienziati, ma è diventato il nuovo terreno di sfida per i grandi della tecnologia mondiale. David Sinclair non è solo in questa corsa: basti pensare che Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, ha investito cifre colossali in Altos Labs, un progetto da 3 miliardi di dollari. Anche Brian Armstrong, il CEO di Coinbase, ha lanciato la sua startup NewLimit, mentre Elon Musk ha più volte dichiarato che l'invecchiamento è un problema "assolutamente risolvibile".

Tutto questo interesse non nasce solo dalla vanità o dal desiderio di immortalità. C'è una ragione sociale ed economica molto profonda: in tutto il mondo si fanno meno figli e la popolazione invecchia rapidamente. Trovare un modo per mantenere le persone in salute più a lungo è diventata una necessità vitale. Meno disabilità significa una società più attiva, persone che restano autonome e costi sanitari drasticamente ridotti per lo Stato.

Cosa aspettarsi dal futuro prossimo

La sperimentazione entrerà nel vivo nei prossimi mesi con il coinvolgimento dei primi pazienti volontari. Secondo il CEO di Life Biosciences, Jerry McLaughlin, potremmo avere i primi risultati già tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025. Se i dati confermeranno quanto già visto nei test di laboratorio — dove la vista è tornata a livelli quasi normali — saremmo di fronte a una svolta storica. Sarebbe la prova definitiva che l'invecchiamento non è un destino inevitabile, ma una condizione medica che, un giorno, potremmo imparare a curare come qualsiasi altra malattia.

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