Il glioblastoma è uno dei tumori cerebrali maligni più aggressivi e a più rapida crescita. Sebbene raro, è il tumore cerebrale maligno primario più comune negli adulti, colpendo circa tre persone su 100.000. È resistente al trattamento e spesso recidiva. Gli scienziati lo hanno definito un "tumore freddo" per la sua capacità di nascondersi al sistema immunitario. Sebbene gli scienziati possano in qualche modo smascherare questo travestimento, i farmaci attuali si degradano rapidamente e possono essere somministrati direttamente al cervello attraverso iniezioni rischiose. I ricercatori del Siteman Cancer Center dell'Università di Washington hanno adottato un approccio diverso, sviluppando un metodo non invasivo che attiva la risposta immunitaria per attaccare il glioblastoma. In collaborazione con i chimici della Northwestern University, hanno creato speciali strutture di dimensioni nanometriche (nanoparticelle) sotto forma di acidi nucleici sferici (SNA) a base d'oro. L'idea era di somministrarle all'organismo attraverso il naso, sotto forma di gocce nasali. Le nanoparticelle viaggiano attraverso la mucosa nasale, seguendo le vie nervose, fino al cervello e, al suo interno, all'ambiente tumorale. Una volta che le nanoparticelle raggiungono il tumore o almeno si avvicinano ad esso, attivano i macrofagi, le cellule immunitarie che solitamente proteggono il glioblastoma, in modalità antitumorale. Si innesca una reazione immunitaria: viene attivata una via immunitaria intrinseca (la via STING), che è una delle vie di risposta immunitaria dell'organismo a virus e tumori.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, la nanoterapia somministrata per via nasale ha completamente eradicato il glioblastoma nei topi. I tumori sono scomparsi, a volte dopo solo 1-2 dosi, quando le nanogocce sono state combinate con agenti che potenziano l'attività delle cellule T (cellule immunitarie). Fondamentalmente, il trattamento è stato limitato al cervello, risparmiando altri organi da infiammazioni inutili, osserva ZME Science. Nel complesso, i topi trattati con la terapia nasale hanno vissuto significativamente più a lungo rispetto al gruppo di controllo. Ma forse ancora più impressionante è il fatto che i topi guariti hanno continuato a rigettare nuovi tumori mesi dopo, suggerendo che il trattamento ha creato un'immunità a lungo termine.
Secondo i ricercatori, questa è la prima volta che una terapia nanostrutturata somministrata per via nasale è in grado di indurre una risposta immunitaria contro un tumore al cervello. Tuttavia, i ricercatori sono cauti nel valutare i loro risultati, affermando che la sola attivazione del pathway STING non è sufficiente e che spesso sono necessari altri trattamenti immunostimolanti. Inoltre, il trattamento con spray nasale nanodrop è stato finora dimostrato solo in studi sugli animali e molti interrogativi – sicurezza, efficacia, dosaggio – devono ancora essere chiariti prima dell'applicazione sull'uomo. Una delle maggiori sfide attuali è che, per somministrare farmaci con precisione al cervello umano attraverso la cavità nasale, sono necessari dispositivi e sistemi di somministrazione avanzati che non esistono ancora. In ogni caso, si tratta di una svolta, poiché la somministrazione "naso-cervello" sostanzialmente "aggira" la barriera emato-encefalica, il "muro protettivo" che separa il cervello, che rappresenta uno dei maggiori ostacoli nella terapia del cancro. E l'approccio immunoterapico, in cui viene attivato il sistema di difesa dell'organismo, può spesso fornire risultati più duraturi e a lungo termine rispetto alla "semplice" distruzione delle cellule con la chemioterapia.

