3 + 3: tre quesiti, tre risposte - Spunti per cammini di consapevolezza a cura del Dottor Davide Pagnoncelli

Tappa n. 1 - Intervista a Vittorio Sgarbi: LA SALUTE TRA ARTE, SCIENZA E DIO

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 09/07/2021 in Salute e alimentazione da Redazione
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Redazione

Cari lettori e care lettrici, questa nuova rubrica curata dal Dottor Davide Pagnoncelli nasce con l’obiettivo di stimolarvi periodicamente con spunti e/o con esperienze di vita intense, vitali e vivide.

Persegue l’obiettivo ponendo tematiche ad ampio raggio, sollecitando interrogativi sia a persone note che a persone meno note, perché non è la notorietà l’unico criterio per dialogare e argomentare. E non è importante neppure che tipo di caratteristiche ha chi potrebbe offrirci dei contributi: fondamentale è mettere a disposizione la propria esperienza su quanto gli viene chiesto. Sempre con estrema libertà e apertura mentale, cercando di imparare… sempre.

Ciò per aiutare ad agire e a reagire contro l’inedia, la passività, il qualunquismo; a maggior ragione nell’attuale situazione legata al coronavirus.

In questa prima tappa il Dott. Davide Pagnoncelli ha intervistato congiuntamente ad Alessandra Tucci un ospite d’eccezione, Vittorio Sgarbi, una persona che ha centrato la sua vita interamente sull’arte e sull’assaporamento delle sue manifestazioni, insegnando a tutti come “leggere” e gustare le opere d’arte. L’arte, infatti, è certamente uno stimolo potente per rinascere a nuova vita!                

 

1. Per lei, Vittorio, che ha dedicato la sua vita all’arte e all’assaporamento delle sue manifestazioni, cosa è l’arte e cosa rappresenta per l’uomo?

La bellezza è la più convincente e persuasiva prova dell’esistenza di Dio. Rimane un margine di incertezza perché Dio non si manifesta se non attraverso la bellezza della natura e dell’arte in maniera tale che noi possiamo comprendere la sua esistenza.

Nelle religioni l’esistenza di Dio è un atto di fede e noi non riusciamo a capire Dio, né a vederlo, ma ci fidiamo. Nulla è più affine alla fede dell’arte: l’arte è un’espressione di fede più avanzata, nel senso che la creatività, l’invenzione di un mondo parallelo e la bellezza si aggiungono alla bellezza del creato, in quello che noi troviamo attraverso le città, le letture, i dipinti…

È qualcosa che l’uomo ha dentro di sé di divino e quindi come Dio crea il mondo, così l’uomo crea l’arte. Nella creazione c’è l’identità dell’atto creativo, di Dio e di quello dell’uomo.

L’uomo che crea un’opera d’arte che rimane nel mondo è, come diceva Mascagni di Raffaello, un Dio mortale, cioè è una persona che ha delle doti tali da creare come Dio qualcosa che rende più bello il mondo. Quindi c’è la bellezza del creato, quello che Dio ha creato e la bellezza dell’arte, quello che l’uomo ha creato: nell’atto di creare c’è la somiglianza e la coincidenza. Sono gli strumenti che l’anima usa per guarire il corpo e potenziarlo potenziando lo spirito; questo è vero fino ad un certo punto perché l’arte è come l’esistenza di una montagna, del mare, di un fiume, certamente possiamo essere felici dell’esistenza, ma non ci bastano né l’acqua, né il fiume, né la collina, né la montagna…

Non c’è un elemento taumaturgico che faccia sì che l’arte guarisca la malattia, l’arte è il desiderio e la speranza che l’uomo non muoia.

Ci sono due modi per non morire: la fede in Dio nella quale trovi un aldilà in cui continui a vivere o l’arte che fa vivere anche al di là della tua vita. Leopardi muore, Foscolo muore, Raffaello muore, ma le loro a opere rimangono oltre la vita. Quindi l’arte è un oltre vita, è un aldilà rispetto alla vita. In questo l’arte ha moltissima affinità con l’espressione di Dio.

 

2. Il suo annuncio di guarigione, Vittorio, ci ha fatto gioire e riflettere. In questo suo confronto con la malattia quanto l’ha aiutata l’arte ad uscirne VITTORIOso?

Io ho avuto diverse malattie ma non ho mai aspettato un miracolo. In qualche caso avviene: a un mio amico pittore era stato diagnosticato il cancro e dopo qualche mese è tornato a nuova vita perché miracolosamente il cancro, che era stato registrato, non ce l’aveva più. Qualcuno pensa a qualcosa di soprannaturale.

La stessa cosa avviene quando con le radiazioni, che la scienza ha creato, o con interventi chirurgici tu vieni guarito: o ti affidi al miracolo che è Dio o ti affidi alla scienza. La scienza non può essere estranea a Dio: se Dio esiste, comprende la scienza.

Quindi io sono guarito, credo di essere guarito, perché ho avuto fiducia non nel miracolo di Dio, ma nel miracolo della scienza e cioè nella capacità che l’uomo ha di perfezionare la ricerca, arrivando a trovare la soluzione per alcune malattie. Nel caso del cancro che ho avuto, la scienza ha trovato il modo di batterlo. Quindi io ho avuto fiducia, non mi sono represso, ho dato la sensazione di affrontare e sfidare la malattia con un atteggiamento spavaldo, può essere, ma sicuramente di chi guarda in faccia la malattia e si augura che la scienza possa guarirlo.

Così ho affrontato il periodo di malattia; mi resta adesso la debolezza fisica, ma la tecnologia delle radiazioni ha eliminato il male. Dopo quaranta giorni di radiazioni sento molto la spossatezza fisica, sudo molto durante la giornata, ho una situazione ancora di squilibrio fisiologico, però gli esami del sangue garantiscono che la malattia, con l’attività più aggressiva, è stata battuta.

Allora mi è sembrato opportuno condividere quello che voleva comunicare anche il mio ufficio stampa: “Abbiate fiducia perché si può guarire!” In questo c’è una specie di altruismo: se tu hai il coraggio, se tu affronti la malattia e ti lasci curare, puoi guarire!

Il mio messaggio è stato positivo, non tanto perché volessi dare un aiuto all’umanità, quanto perché ho certificato che l’azione della radioterapia era riuscita ed ero uscito dalla malattia; il messaggio era: “Non preoccupatevi più, se qualcuno era preoccupato!” In ogni caso io esco da questo momento e torno a essere quello che sono sempre stato, lo spero, quindi ho vinto il male.

 

3. Nel romanzo “I fratelli Karamazov” Dostoevskij scrive: “La bellezza salverà il mondo”: condivide questa affermazione? L’arte e la bellezza salvano anche il corpo?

La bellezza salverà il mondo è una formula che non mi è mai piaciuta, anche se ha un suo significato, la bellezza vuol dire la dimensione ideale, l’armonia del mondo, vedere le cose come la natura chiede, non sopraffare. Chi crede alla bellezza salva il mondo nel senso di contribuire a mantenerlo bello.

Di per sé la bellezza, però, non ci aiuta a uscire dalla malattia, a guarire se siamo inguaribili, a essere felici se siamo infelici; è una condizione straordinaria dell’equilibrio psicofisico di qualcuno che aumenta il suo benessere perché è davanti alla bellezza. Se uno ha un malessere non sarà la bellezza a guarirlo e la bellezza, peraltro, non è di per sé immarcescibile, si può rovinare.

Io ho rivoltato per primo la frase, dicendo che è vero che la bellezza salva il mondo, ma soltanto se il mondo salva la bellezza, se il mondo ha cura della bellezza.

È importante che noi non aspettiamo di essere salvati dalla bellezza, ma che noi abbiamo l’ansia di tenere ordinato il mondo e salvare la bellezza. Quindi il mondo salverà la bellezza! Ritengo più giusto rovesciare il rapporto tra bellezza e salvezza.

Quanto al fatto che la contemplazione della bellezza possa curare la malattia non ho una convinzione, la malattia è curabile solo attraverso la scienza, la bellezza ti può dare una sensazione di temporaneo benessere, ma non è la bellezza che ti salva: è la scienza che ti salva.  La bellezza non mi ha confortato nella malattia, mi ha confortato la fiducia che sottoponendomi a quelle cure sarei guarito, e così è avvenuto.

Quindi io che amo l’arte ho fiducia nella scienza; l’arte dimostra che Dio esiste, la scienza dimostra che quello che Dio non fa in modo soprannaturale, la natura ha gli elementi per realizzarlo. Dentro la natura ci sono gli anticorpi per il male e se ne occupa la scienza. Il tema di Dio e della scienza non è un tema di contrapposizione ma di coincidenze: se Dio c’è contiene la scienza; se Dio c’è contiene l’arte.

In ogni caso, arte e scienza sono simulacri di Dio, uno specchio di Dio e dei diversi modi in cui si manifesta: la scienza sul piano operativo, l’arte sul piano contemplativo. Entrambe sono due dimostrazioni della fede dell’uomo nella possibilità di guarire.

 

Ovviamente, aggiungiamo noi intervistatori, è fondamentale che arte e scienza non siano surrogati artistici o scientifici, bensì creazioni genuine e autentiche.

 

Alessandra Tucci è giurista e scrittrice, consapevole della potenza creatrice delle parole, ha imparato a rispettarle, assorbirle e farle proprie e a prendersene cura al fine di arricchire sempre più i propri strumenti creativi, aprire prospettive nuove, liberare l’essenza dei sogni e creare sinergie originali. Saper esplorare e sperimentare l'immenso e il troppo poco conosciuto, non può che contribuire ad ampliare le potenzialità dell'essere umano. Il suo ultimo romanzo "Le Sei Corde dell'Anima", edito da CTL Editore di Livorno, ha preso spunto dalla storia vera di un musicista siciliano, Mario Monterosso, che ha deciso di cambiare radicalmente il proprio stile di vita. Il romanzo si propone l’intento di pungolare e stimolare il lettore a mettersi o a rimettersi in gioco con le proprie scelte di vita. Infatti, anche la sola forza di un singolo individuo può spezzare le catene di una globalizzazione massificante e liberare da un labirinto di gerarchie prestabilite e da poteri asfissianti.

Davide Pagnoncelli è Psicologo e Psicoterapeuta, formato in Teatroterapia e in Arteterapia. Oltre all’attività clinica, ha un’esperienza ventennale nell’ambito della psicologia scolastica come responsabile di un originale Servizio Psicologico di sistema.  Egli si definisce “allargacervelli” (non più “strizzacervelli”) perché il suo cervello e quello altrui preferisce allargarlo, ampliando prospettive. Ha scritto il libro “Figli felici a scuola”, Bruno Editore, Roma 2018. In particolare è impegnato in progetti pilota per approfondire il rapporto tra le varie forme di arte, in particolare la poesia, con la psicologia e con la psicoanalisi. In tal senso ha ideato nuovi progetti denominati Art Artist Therapy (AATH): un altro modo di gustare e di rivivere la personalità, l’intelligenza emotiva e il percorso creativo dell’artista connesso alle produzioni artistiche. Email: allargacervelli@gmail.com

 

 

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