Dopo il trattamento di cure Stamina, due decessi per polmonite

Nas e Procura di Torino: «il metodo Vannoni è pericoloso per la salute dei pazienti»

pubblicato il 07/02/2014 in Salute e alimentazione da Angela Menna
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Angela Menna

È accaduto prima a Brescia e poi all'ospedale triestino 'Burlo Garofolo'. Si tratta delle due morti sospette per polmoniti fulminanti, avvenute dopo la somministrazione di infusioni Stamina. Ora, anche due bambine, con il trattamento del 'metodo Vannoni',  hanno riportato delle infezioni alle vie respiratorie. Una correlazione certa non c’è, ma Nas e Procura di Torino, da un po’, hanno acceso i riflettori sull’aspetto più inquietante dell’'affare Stamina': quello della sua presunta pericolosità per la vita dei pazienti. Un filone nuovo delle indagini, che potrebbe portare a richieste di rinvio a giudizio, anche per omicidio colposo in una fase due dell’inchiesta. Infatti, sia Vannoni che i suoi soci, sono stati accusati di truffa aggravata, per somministrazione di medicinali pericolosi.

La novità è che i carabinieri dei Nas avrebbero rilevato una coincidenza allarmante tra le infusioni Stamina e la successiva insorgenza di gravi infezioni respiratorie, che avrebbero colpito due piccole pazienti. Tra l' altro, lo stesso tipo di infezioni avrebbe determinato i due decessi sospetti. Il primo, per polmonite, riguarda un paziente trattato a Trieste, prima che lo stesso ospedale decidesse di mettere la parola fine ai trattamenti Stamina. Il secondo caso è quello di un malato di atrofia multisistemica, patologia simile al Parkinson, che, solitamente, non determina il rischio di morte repentina. Infatti le cause del decesso, dopo un’infusione praticata agli Spedali Civili di Brescia, non sono legate alla malattia neurodegenerativa ma, anche in questo caso, a una gravissima forma di polmonite, come aveva svelato a suo tempo, lo stesso Davide Vannoni. Per gli scienziati, è possibile che ci sia un nesso tra le infezioni e il metodo 'Stamina'. I primi a dirlo sono stati gli esperti del comitato scientifico, che bocciò sul nascere la sperimentazione, prima di essere dichiarato «non imparziale» dai giudici del Tar Lazio. Nel documento consegnato al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, gli esperti, dopo aver esaminato il protocollo Stamina coperto da un discusso segreto industriale, avevano ritenuto il terreno di coltura delle cellule a rischio di tossicità. I ricercatori denunciarono, inoltre, il pericolo che la presenza di detriti ossei nel cocktail somministrato ai pazienti, avesse provocato micro embolie polmonari e cerebrali.  

A intervenire sulla questione, è stato anche il professore di anatomia patologica alla Sapienza di Roma e massimo esperto italiano di cellule staminali, Paolo Bianco, che ha messo in luce la correlazione tra infusioni e polmoniti. «Tutto quello che scorre nelle vene, passa per i polmoni e le cellule staminali mesenchimali non fanno eccezione», spiega in premessa. «Negli stessi polmoni –precisa - vengono trattenute da un filtro vascolare e questo, teoricamente, può facilitare l’insorgenza di polmoniti. Pericolo che sussiste nel caso in cui le cellule infuse siano in qualche modo infette, ma anche in caso contrario. Questo, perché - conclude il professore - le cellule sono in grado di provocare danni alla micro circolazione polmonare, esponendo così, il paziente al rischio di infezioni anche gravi». Tutte ipotesi al vaglio dei periti medici nominati dal Procuratore, Raffaele Guariniello, che stanno cercando di verificare se esistono connessioni tra le infusioni Stamina e i casi di morte sospetta. 

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