Gli esami da effettuare durante il primo trimestre di gravidanza

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 27/02/2020 in Salute e alimentazione
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A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica

 

Quando una donna scopre di essere incinta prova un'emozione davvero incontenibile, ma nello stesso tempo inizia subito a pensare alla salute del suo piccolo. Per tenerla sotto controllo è possibile effettuare dei test di screening prenatale, come il Bi-Test e il test del DNA fetale, o degli esami di diagnosi prenatale, come l'amniocentesi o la villocentesi. Le future mamme devono prendersi cura anche della propria salute, sottoponendosi a tutti i controlli di routine.

 

Le donne incinte devono trovare il modo per vivere in modo sereno il primo trimestre di gravidanza, che è molto delicato. È importante programmare i controlli e gli esami previsti per questo periodo, in modo da tenere sotto controllo la propria salute e quella del bambino.


Nelle prime dieci settimane di gestazione è importante presentarsi ad un primo appuntamento con il ginecologo o con l'ostetrica, in modo da avere il tempo necessario per programmare l'assistenza in gravidanza [1]. Le future mamme devono mettersi in condizione di seguire i passaggi e le tappe previste, seguendo i consigli del proprio medico.


Durante il primo controllo vengono misurati la pressione e il peso della gestante, offerte tutte le informazioni utili e prescritti quelli che sono esami fondamentali. Le donne incinte devono sottoporsi a diversi esami:

•        esame delle urine per verificare la funzionalità renale;

•        urinocultura per rilevare l'eventuale presenza di infezioni urinarie;

•        esame del sangue per conoscere il gruppo sanguigno, il fattore Rh, la presenza di anemia o altre malattie, come rosolia, toxoplasmosi, sifilide e HIV;

•        pap test, se non è stato effettuato nei tre anni precedenti;

•        ecografia per confermare l'epoca gestazionale precisa [1].
 

La prima ecografia, durante il primo trimestre, consente di datare in modo preciso la gestazione, misurando la lunghezza dell'embrione per scoprire se il suo sviluppo corrisponde al periodo gestazionale che viene valutato in base all'ultima mestruazione. Viene, inoltre, individuato l'impianto della camera gestazionale in sede uterina e visualizzata la presenza dell'embrione. L'ecografia consente di scoprire la presenza dell'attività cardiaca e il numero di embrioni [2].

 

Il ginecologo può riportare le informazioni sui test di screening prenatale e sugli esami di diagnosi prenatale, che permettono di valutare l'eventuale presenza di anomalie cromosomiche nel feto. I test di screening prenatale danno un risultato di tipo probabilistico, in grado di svelare la probabilità che il piccolo possa essere affetto da un'anomalia cromosomica, come la Sindrome di Down, la Sindrome di Edwards e la Sindrome di Patau. Gli esami di diagnosi prenatale danno un risultato diagnostico, ma a differenza di quelli di screening sono invasivi e presentano un rischio di aborto dell'1% [3].

 

Il test del DNA fetale è un test di screening prenatale non invasivo che prevede un semplice prelievo di sangue materno che viene analizzato con macchinari di ultima generazione in grado di rilevare e sequenziare i frammenti di DNA fetale presenti. È un test con un'attendibilità del 99,9% nella rilevazione delle principali anomalie cromosomiche.

 

Per maggiori informazioni sul test del DNA fetale Aurora: www.testprenataleaurora.it

 

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Fonti:

1.       L'Agenda della Gravidanza – Ministero della Salute

2.       La responsabilità professionale del ginecologo e ostetrico – S. Agosti, M. Cucci, M. Rodolfi e A. Steffano

3.       Medicina dell'età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali  patologie gravidiche - Di Antonio L. Borrelli,Domenico Arduini,Antonio Cardone,Valerio Ventrut

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