Resistenza antimicrobica ai farmaci

L’uso degli antibiotici per debellare le malattie

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 19/10/2019 in Salute e alimentazione da maria luisa abate
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maria luisa abate

Gli antibiotici e la lotta ai batteri per debellare le malattie e le infezioni, questo l’attuale argomento di cui si è discusso nel convegno organizzato dall’AMMI di Pescara, nel pomeriggio del 118 ottobre, presso il Museo Vittoria Colonna di Pescara.

L’argomento è di grande attualità e ben si sa quanto sono diventati inefficaci i comuni antibiotici che molto spesso si utilizzano con un’autoprescrizione.

Molto spesso, inoltre, purtroppo, sono gli stessi medici che li prescrivono a prescindere delle analisi necessarie per la vera conoscenza del male che affligge il paziente.

Le relatrici dell’interessante incontro sono state le dottoresse infettivologhe: Luciana Alterio e Augusta Consorte.

La dottoressa Luciana Alterio ha aperto il convegno facendo un interessante excursus sulla storia delle malattie infettiva e della loro conoscenza nella storia partendo dalla prima forma di vita organica unicellulare che era priva di nucleo e che nel tempo si sono evolute in cellule capaci di sintetizzare e utilizzare autonomamente molecole biologiche provviste di nucleo:

La storia e l’evoluzione del genere umano è strettamente connessa alla storia delle malattie infettive e già nel neolitico (8000 a.C.) l’uomo passò da nomade a cacciatore con comunità stanziali.

Ciò favorì, a causa della vita in spazi ristretti e ravvicinati, lo sviluppo di malattie quali lebbra e tubercolosi e, con la vicinanza agli animali, della peste. Si stima che le morti raggiunsero 100 milioni di persone con la peste di Giustiniano nel 542 d.C. a 50 milioni alla peste nera nel ‘400. Nella storia molte morti si sono avute per le epidemie da 10 milioni di decessi in Asia, alla fine dell’800, fino ad oltre 700 mila per una quarta pandemia alla metà dell’800.

La peste, che si è riscontrato avesse avuto inizio dal 3200 a.C., ha portato diverse epidemie ed è una malattia generata dalle pulci dei roditori che erano e sono presenti per mancanza di pulizia e di rifiuti abbandonati nei pressi delle abitazioni. Addirittura nel 1347 la peste fu utilizzata come guerra biologica quando si decise di utilizzare i corpi infetti per espugnare le città

Si ricorda anche l’epidemia dovuta alla peste narrata nei Promossi Sposi da Alessandro Manzoni nel ‘600.

La lebbra fu ed è ancora una malattia contagiosa che produce molto spavento nelle popolazioni. Già nelle parabole bibliche si parla della lebbra e solo alla fine dell’800 fu isolato il batterio.

Il colera è stato dovuto soprattutto allo spostamento delle popolazioni e si diffuse ovunque con un intervallo temporale di 12 anni delle epidemie. Si ricorda la pandemia degli anni 70 che costrinse molti italiani a farsi vaccinare.

Malattia altrettanto infida e di facile espansione è la sifilide della quale si parla già dalla conquista dell’America da Cristoforo Colombo.

La tubercolosi ha origini molto antiche ed ha uno stretto rapporto con l’HIV.

Dall’analisi di queste malattie endemiche nasce la terapia delle infezioni e vari sono stati i medicamenti provenienti dalle piante per debellarle fino alla scoperta della penicillina agli inizi del 900. Nel primo novecento le malattie infettive erano la prima causa delle morti.

L’era degli antibiotici nacque nel 1943 con grandi risultati, ma per l’uso eccessivo a tutt’oggi si riscontrano molti problemi perché i batteri non sono più debellati in quanto si sono raggruppati in ceppi e fortificati così come succede in natura per sopravvivere alle avversità.

Quindi, la dott. Luciana Alterio, nella sua ultima slide, ha posto una domanda importante: arriverà l’era post antibiotica?

La seconda relatrice, la dott. Augusta Consorte ha parlato della resistenza dei microorganismi a contrastare i farmaci comunamente usati.

L’uso eccessivo degli antibiotici, specialmente nei paesi emergenti e in forte sviluppo come la Cina e l’India, ha portato ad utilizzare di questi medicinali in agricoltura per avere capi sempre più forti e di dimensioni maggiori dimenticando che quel cibo che, se è pur vero che ha un immediato riscontro economico, avvelena la popolazione.

La globalizzazione del mercato e il continuo spostamento di popolazioni tra i continenti non ha di fatto confinato in quei paesi il problema.

Anni di studio hanno portato alla consapevolezza che occorre un approccio ONE HEALTH che riconosce che la salute degli esseri umani è legata alla salute degli animali e dell'ambiente con un concetto olistico di salute delle persone, degli animali, degli ambienti di vita e lavoro e degli ecosistemi.

Il convegno si è concluso con la donazione di una somma in danaro all’associazione I colori della vita che ha alla base del proprio lavoro il benessere anche con la promozione del progetto sociale Un Sorriso nel Cuore che ha come obiettivo il benessere delle donne operate di cancro al seno anche con la donazione della parrucca.

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