Sono 777.000 gli italiani che soffrono di disturbi psichici, il Dottor Arturo Tenaglia ci spiega come la psicoterapia può venirci in aiuto

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 01/08/2019 in Salute e alimentazione da Francesca Ghezzani
Condividi su:
Francesca Ghezzani

Dott. Tenaglia, lei è uno psicologo e psicoterapeuta che ha concentrato l’attività scientifica intorno ad alcune direttrici fondamentali: Psicoterapia Antropologica Esistenziale, studio della prospettiva esistenziale promossa da Erich Fromm.

 

Che differenza c’è tra psicologo e psicoterapeuta?

Dott.ssa Ghezzani la ringrazio per la domanda, in quanto mi permette di chiarire un aspetto della nostra professione che spesso comporta alcuni fraintendimenti. 

Lo Psicologo è laureato in Psicologia, ha svolto un tirocinio professionale di un anno, ha superato l’Esame di Stato per l'abilitazione professionale e si è iscritto all’Albo professionale dell’Ordine degli Psicologi.

Il percorso formativo per diventare Psicoterapeuta è piuttosto lungo, occorre essere o Psicologo o Medico chirurgo, regolarmente iscritto al proprio Albo professionale. In secondo luogo occorre frequentare una scuola di specializzazione in psicoterapia della durata di almeno quattro anni riconosciuta dal MIUR, inoltre bisogna aver svolto un tirocinio di un anno. In sintesi uno psicologo-psicoterapeuta, ha un percorso di studi di circa dieci anni.  

Con l’istituzione dell’Ordinamento della professione di Psicologo, dal 1989 sono stati regolamentati gli ambiti di competenza. Diversi sono gli ambiti della Psicologia, alcuni di consolidata tradizione e altri emergenti. Tra questi citiamo la psicologia clinica, la psicologia dello sviluppo, la psicologia del lavoro, la psicologia sociale, la psicologia sperimentale, la psicologia dello sport, la psicologia forense, la psicologia scolastica.

La professione di Psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e d’intervento per la prevenzione, la diagnosi, il sostegno psicologico, l’abilitazione e la riabilitazione, rivolti alle persone, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito (Legge 56/89).

Lo PSICOTERAPEUTA è in grado di offrire tutte le prestazioni dello Psicologo e, tramite la sua formazione specialistica, può intervenire in particolari condizioni di contesto terapeutico, su disturbi psichici anche intensi e cronici; inoltre ha adeguata formazione per il trattamento dei disturbi della personalità.

Si possono quindi rivolgere allo Psicoterapeuta sia persone che soffrono di qualunque forma di disturbo psicologico (da quelli d’ansia, dell’umore, dell’alimentazione, a quelli sessuali e di stress, ecc.) sia quelle che presentano più o meno gravi disturbi della personalità.

La psicoterapia è un valido aiuto per l’elaborazione di eventuali traumi psicologici e per il superamento degli ostacoli che impediscono la normale espressione della maturità psicologica, bloccando la crescita dell’individuo.

 

Spesso si avverte una certa vergogna nel parlare del proprio disagio psicologico. Parlare del proprio disagio comporta dei benefici?

Sono 777.000 gli italiani che soffrono di disturbi psichici, dato diffuso da un rapporto del ministero della Salute. In Italia, si dedica solo il 6% della spesa sanitaria alla salute mentale, c'è bisogno di un cambiamento. Rivolgersi a uno psicologo-psicoterapeuta, è una decisione che si elabora un po’ alla volta, ciò è anche frutto della convinzione che “dobbiamo farcela da soli”, è frequente il pensiero che chiedere aiuto rappresenta una sconfitta personale. Si attendono anche mesi oppure anni, quando ormai il convivere con i propri problemi ha iniziato a compromettere in modo significativo differenti ambiti della propria vita. Nel momento in cui la nostra affettività non ha la possibilità di essere pensata, di essere rappresentata, investe il corpo che diventa il portavoce del disagio, la psiche si esprime attraverso il soma. I benefici della psicoterapia si rintracciano attraverso una maggiore attenzione al vissuto dell’individuo, favorendo un processo trasformativo che investe la persona nella totalità, implementando uno stato di salute e benessere psicologico con ricadute positive su diversi ambiti di vita. Parlare del proprio disagio psicologico con un professionista costruisce nello psichismo della persona una rete di sostegno, si esce dalla vergogna e dalla solitudine della non comunicabilità, restituendo la “parola” non più al sintomo, ma alla persona nella sua interezza e complessità.

 

Di frequente gira anche sui social la battuta che quasi sempre “dallo psicologo ci vanno le persone sane per sopravvivere ai problemi che creano loro le persone disturbate”. Ritiene che sia davvero così?

La saggezza popolare spesso supera quella della scienza, infatti, è necessario sfatare alcune idee sulla psicologia e la psicoterapia, bisogna affermare che rivolgersi ad uno psicoterapeuta non significa assolutamente essere necessariamente “malati”, in alcuni casi è proprio il contrario, rappresenta la possibilità di  prendersi cura del proprio benessere psichico e fisico. Al tal proposito voglio riportare il concetto di salute proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: «La salute è uno stato dinamico di completo benessere fisico, mentale, sociale e spirituale, non mera assenza di malattia.». Incontro spesso durante la mia attività di psicoterapeuta persone che non presentano una patologia psichica, ma comunque sono sofferenti. In seguito alle tante richieste di aiuto, si cela una persona dotata di sensibilità, creatività, empatia e intuizione. Essere emotivamente sani in un ambiente familiare, di coppia, lavorativo malato genera, inevitabilmente, un grande dolore e porta a sentirsi diversi emarginati, spesso senza parole per la propria sofferenza, rimanendo incapsulati nel dolore. Il lavoro in psicoterapia con questo tipo di personalità si fonda sulla riconquista della capacità di sperimentare, di giocare, di cambiare, di raggiungere i propri obiettivi e di formularne di nuovi, attraverso il disvelamento del proprio progetto esistenziale, spesso tenuto dietro un panno scuro che negli anni non ha più permesso il passaggio della luce.  Riscoprire la propria progettualità genera il riposizionamento delle proprie scelte, riconoscendo a se stessi il potere delle proprie decisioni, sviluppando maggiore stima per sé, diventando agenti attivi e non più reattivi, mossi non più dalla reazione di scelte altrui che influiscono negativamente sulla propria vita, ma diventando promotori del proprio benessere individuale.  

 

Qual è il disagio più sentito del nostro tempo?

Nel 1929 Sigmund Freud scriveva: "L’uomo civile ha scambiato una parte delle sue possibilità di felicità per un po’ di sicurezza". Il disagio nasceva, secondo Freud, da un eccesso di ordine e dal soffocamento della libertà individuale.

Se dovessimo scrivere oggi, sul nostro tempo, cosa dovremmo dire? Siamo nel tempo della deregolazione, dove il principio di piacere regna sovrano. Il disagio nasce dalla ricerca del piacere in senso incondizionato, la parola d’ordine diventa “successo”, nel lavoro, nelle relazioni affettive, senza considerare la sconfitta. Senza errori, sconfitte siamo destinati all’immobilismo. La ricerca del piacere a tutti costi porta l’individuo in uno stato edonistico, senza tenere conto del principio di realtà, rendendo l’essere umano impossibilitato al confronto con le frustrazioni connesse al raggiungimento di un obiettivo.

Abraham J. Twersky è un rabbino e racconta una bella storia a tal proposito: “L’aragosta è un animale morbido e soffice, vive dentro un guscio rigido. Mentre cresce il guscio diventa sempre più stretto e scomodo. Sentendosi sempre più sotto pressione e a disagio, va quindi a nascondersi tra le rocce. Lì, è più vulnerabile che mai, lascia andare il vecchio guscio. Lo stimolo che rende possibile la crescita dell’aragosta è la scomodità, il disagio. Se l’aragosta vivesse in una società moderna come la nostra, probabilmente le somministrerebbero dei farmaci per alleviare questo malessere e troverebbe una soluzione immediata, una distrazione che possa far sparire il disagio e che la illuda di aver risolto il problema senza averlo realmente affrontato. “La metafora non ci induce a trasformarci in “masochisti” in cerca del disagio per crescere, se l’aragosta avesse vissuto la propria esistenza senza frustrazioni, ricercando il piacere a tutti i cosi, non sarebbe mai diventata matura. 

 

Un’ultima domanda: per i più giovani sarebbe utile un approccio psicologico fin dall’età scolastica con la finalità di crescere adulti preparati davanti alle traversie della vita?

La psicologia scolastica è uno degli ambiti emergenti della nostra professione ha come obiettivo quello di promuovere il benessere nell’ambiente scolastico, attraverso percorsi di prevenzione e affrontando le situazioni di disagio e i problemi legati al normale percorso evolutivo degli studenti.
Per riflettere sulla necessità della Psicologia Scolastica basta sfogliare i giornali o guardare un telegiornale dove possiamo riscontrare la dimensione delle difficoltà dell'infanzia e dell'adolescenza: episodi di bullismo, aggressività autodiretta ed eterodiretta, fobia scolare, ansia prestazionale, tossicodipendenza, ma anche burnout degli insegnanti e degli educatori.

Lo Psicologo nella scuola oltre a promuovere attività d'informazione, prevenzione e consulenza psicologica rivolta a insegnanti, allievi e genitori, può offrire un efficace contributo già dal Nido, in cui la prevenzione diventa fattiva e concreta promuovendo buone prassi per genitori e insegnanti nel processo evolutivo infantile.

Al fine di svolgere i compiti a cui è chiamato lo psicologo che opera nel contesto scolastico dovrà necessariamente possedere un profilo formativo specifico e di alto livello, dovrà quindi possedere competenze relazionali, saper lavorare in gruppo, mediare, osservare le dinamiche, promuovere il processo evolutivo.

Il lavoro dello psicologo nella scuola pone delle buone basi affinché gli adulti di domani siano maggiormente consapevoli e informati sulle tematiche psicologiche, certamente saranno dotati di nuovi strumenti atti a promuovere maggior benessere all’interno della sfera affettiva e relazionale, potranno sperimentare tali cognizioni sia con il gruppo dei pari e anche con gli adulti di riferimento.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password

Video in evidenza