NELLO DI MICCO, UNO PSICOLOGO, MA ANCOR PIÙ UN UOMO AL SERVIZIO DELLE DONNE

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 20/06/2019 in Salute e alimentazione da Francesca Ghezzani
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Francesca Ghezzani

Il Dottor Nello Di Micco, Psicologo libero professionista, è iscritto all’Ordine degli psicologi del Lazio. Vive e lavora a Napoli, svolge attività clinica nel suo studio privato e si occupa di violenza di genere aiutando le donne che stanno vivendo una situazione di disagio emotivo o esistenziale legato a momenti critici della vita.

Svolge progetti di prevenzione ed interventi educativi nelle scuole di diverso ordine e grado e per contribuire a non far sentire solo “il sesso debole” è anche autore del libro “IL TORMENTO DELLE DONNE PER LE INSIDIE DELL’UOMO VIOLENTO”, un’opera per le donne che vogliono approfondire il tema della violenza di genere e scoprire quali siano i segnali, i comportamenti, gli atteggiamenti da non sottovalutare all’interno di una relazione di coppia e, più in generale, per tutte coloro che vogliono aiutare le altre a contrastarli.

 

Dott. Di Micco, la sua professione è andata negli anni specializzandosi per aiutare soprattutto il sesso femminile, qual è il perché di questa scelta?

Era un mercoledì di novembre, ero in treno e stavo rientrando da Milano dove ero stato a seguire un convegno. Il convoglio era zeppo di persone, accanto a me era seduta una donna di circa 40 anni con un look elegante, truccata in modo leggero, aveva uno sguardo triste. Iniziammo a scambiare qualche parola per rompere il ghiaccio e da lì nacque una bella conversazione, ma la cosa più importante fu che quella donna iniziò a sorridere. Qualche minuto prima di scendere a Roma mi disse: “Sei una persona speciale, grazie ad una chiacchierata con te mi hai fatto ritrovare il sorriso, è proprio vero che le parole trasformano il nostro stato d’animo". Dopo quel meraviglioso dialogo scelsi di aiutare le donne a ritrovare, appunto, il sorriso.

Quale pensa che sia il male maggiore che affligge il gentil sesso?

Rispondere a questa domanda mi risulta difficile, ma ci provo. Nella nostra società si stanno verificando diversi cambiamenti, da quelli economici a quelli sociali, a differenza di qualche anno fa, quando le persone avevano una progettualità di vita perché vi erano delle condizioni di certezza, oggi la precarietà si verifica su più livelli, non solo lavorativi ma anche relazionali: le persone hanno difficoltà a stare con gli altri, oppure ad avere un telaio strutturato con il partner, tutto si consuma e si vive velocemente, vanno tutti di fretta. Oggi si dà più spazio all’apparire, al dimostrare che all’essere.

E, più in generale, quale quello di cui soffre l’intera umanità?

Dalla mia personale esperienza vedo che molte persone non hanno più un desiderio che le orienti verso un obbiettivo, viviamo in una società dove si vive alla giornata o, ancor peggio, per inerzia, trascorrendo un’esistenza abitudinaria. Basta ogni piccolo cambiamento, incertezza, imprevisto che subito si va in crisi. Rincorriamo tutti la certezza, la garanzia, come dire: l’imprevisto non è previsto, non si tollerano i “No” e si dedica poco tempo all’altro.

Quali sono le maggiori resistenze che i suoi pazienti mettono in atto durante il percorso intrapreso con lei?

Questa ė una bella domanda: di resistenze ce ne sono tante, provo a dirne qualcuna del tipo “non ho bisogno di aiuto”, “mi bastano solo poche sedute”, “la seduta costa troppo”, “mi sono dimenticata di venire all’appuntamento”, “voglio venire ogni 15 giorni anziché una volta a settimana”, “lo psicologo non ė necessario”, “cosa vado a fare dallo psicologo, preferisco un amico”, potrei continuare ad oltranza, ma ė meglio fermarci qui.

Il suo approccio cambia da paziente a paziente e in base a sesso ed età?

Amo ascoltare le persone, conoscere le loro storie perché credo che ognuno abbia sempre qualcosa da insegnare all’altro. Ogni incontro con una persona ė un incontro singolare. Sono fermamente convinto che quando scegliamo di metterci al servizio di chi soffre bisogna tenere spalancata la porta del proprio studio perché la sofferenza va accolta, tralasciando qualsiasi categoria o etichetta. Il mio lavoro consiste nell’offrire uno spazio di ascolto in cui il tempo ė soggettivo, uno spazio pronto ad accogliere la persona che soffre e la sua storia, una storia particolare. Il percorso psicologico aiuta la persona a riscrivere la sua storia con una nuova punteggiatura. La Parola ė uno strumento potentissimo e, in quanto tale, produce degli effetti sul soggetto e nel soggetto, effetti che non possiamo spiegare con una teoria scientifica perché la parola ė una parola autentica che non si sottomette a regole standardizzate. Gli effetti che producono le parole, in sintesi, non si possono esporre perché sono autentici su ciascun soggetto. La parola ha la capacità di cambiare un destino apparentemente già scritto.

Esiste un elisir per vivere tutti più sereni?

Non esiste un elisir per vivere più sereni, non esistono ricette magiche, tecniche o strategie che trasformino le persone o che facciano raggiungere risultati straordinari in poco tempo, naturalmente dal mio punto di vista questa ė solo un’illusione, come dire se esiste un modo per tenere sotto scacco le persone. Credo che, al contrario, una delle strade che la persona può intraprendere per vivere una vita più serena sia quella di assumersi la responsabilità verso sé stessa, anche se non ė semplice, fare i conti con le proprie debolezze, con gli imprevisti; per dirla con parole più semplici: ogni persona trova il proprio elisir per vivere una vita più serena, un elisir autentico, particolare. Ogni persona ė autentica e, pertanto, puoi seguire solo la regola dell’uno per uno.

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