Il tumore al seno e l’allattamento

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 11/06/2019 in Salute e alimentazione
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A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica

 

Il tumore mammario è la neoplasia più frequentemente diagnosticata tra le donne.1 In Italia, colpisce più di cinquantamila donne l’anno, ma nonostante l’alta incidenza, è uno dei tumori con tasso più alto di sopravvivenza, grazie alla prevenzione e alla diagnosi precoce. Infatti, più la diagnosi è precoce, più le probabilità di guarigione aumentano.1

Sono noti alcuni fattori che aumentano la probabilità di ammalarsi di cancro al seno. Tra questi figurano l’esposizione protratta agli stimoli degli estrogeni ovarici, non aver avuto figli, l’alimentazione sbilanciata (ricca di grassi e povera di fibre) e la predisposizione genetica. È stato calcolato che il 5-7% dei casi di tumore al seno diagnosticati è legato a fattori ereditari. In particolare, mutazioni sui geni BRCA1 e BRCA2 sono responsabili di una maggiore comparsa del tumore al seno. Infatti, il rischio di ammalarsi aumenta del 65% per le donne portatrici di una mutazione BRCA1 e del 40% per le donne con BRCA2 mutato.2

Esistono anche fattori protettivi per il tumore al seno, come l’allattamento. Allattare al seno riduce il rischio di sviluppo di carcinoma mammario, soprattutto se l’allattamento avviene per un periodo di tempo lungo. Infatti, è stato riportato che il rischio di cancro al seno per le madri che hanno allattato si riduce del 4% per ogni anno di allattamento.1

Ma perché? Perché durante l'allattamento al seno le donne tendono ad avere uno stile di vita più sano: non bevono alcolici, non fumano e seguono una corretta alimentazione. Inoltre, nelle donne che allattano si ha una minore esposizione a fluttuazioni degli ormoni sessuali. L'allattamento, infatti, blocca o riduce la produzione degli ormoni ovarici e, di conseguenza, le ovaie rimangono a riposo, con livelli bassi di estrogeni. Inoltre, durante l’allattamento il seno è impegnato nella produzione del latte e questo porta le cellule a essere più controllate, con meno possibilità di alterazioni.1,3

L’effetto protettivo dell’allattamento al seno si osserva soprattutto nelle donne con mutazioni predisponenti, come le mutazioni sui geni BRCA, e questo è stato riscontrato in diversi studi.4 Il rischio di sviluppare un tumore al seno diminuisce del 45% nelle donne con mutazione del gene BRCA1 e del 59% nelle donne con familiarità per questo tipo di tumore.3 Sembrerebbe invece che nelle donne con mutazione su BRCA2 l’allattamento al seno non comporti una riduzione del rischio di ammalarsi.4

Le donne che desiderano conoscere la loro predisposizione genetica al tumore al seno e all’ovaio possono sottoporsi a test specifici come il test Sorgente BRCA. Questo esame è in grado di rilevare le mutazioni BRCA con un tasso di affidabilità molto elevato. L’esecuzione del test è consigliata soprattutto se sono già presenti casi di tumore mammario o ovarico in famiglia.

È molto importante consultare un medico specialista per valutare il proprio rischio e pianificare una giusta prevenzione.  

Per maggiori informazioni su BRCA e sui test genetici visita www.brcasorgente.it

 

Fonti:

 

1. Fondazione Veronesi - www.fondazioneveronesi.it

2. https://www.aiom.it/wp-content/uploads/2018/11/2018_LG_AIOM_Mammella.pdf

3. Airc

4. Breastfeeding and the risk of breast cancer in BRCA1 and BRCA2 mutation carriers

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