'Shilla': il nuovo strumento per curare la scoliosi

Per i piccoli pazienti, niente più interventi chirurgici prima dei 10 anni di età

pubblicato il 15/01/2014 in Salute e alimentazione da Angela Menna
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Angela Menna

Per risolvere la scoliosi, che di solito colpisce fin da piccoli, oggi esiste una tecnica che non permette ai bambini di entrare più in sala operatoria ogni sei mesi, impiantando uno strumento che 'cresce' con la schiena del paziente, raddrizzandola e sostenendola.

Si chiama Shilla ed è una sorta di 'binario' fatto di bastoncini di metallo che vengono fissati alle vertebre e si allungano con la crescita dello scheletro: alcuni giovani pazienti sono già stati trattati in Italia, presso il Centro Regionale di Riferimento per la Chirurgia Vertebrale del Veneto e gli Istituti Ortopedici Rizzoli di Bologna.

Il direttore dell’unità di Ortopedia di Schio (Vicenza), Massimo Balsano, spiega: «Nel nostro Paese, ogni anno, sono circa un centinaio i bimbi a cui viene diagnosticata la scoliosi evolutiva grave. Hanno una deformità evidente del torace fin da molto piccoli, prima di aver raggiunto i cinque-sei anni, e spesso devono essere operati anche una volta ogni sei mesi, durante i primi dieci anni di vita». Il 95% dei piccoli pazienti è costretto a sottoporsi ad interventi chirurgici  o a portare gessi, busti o tutori. Presidi simili hanno un impatto psicologico molto negativo su bambini di questa età, riducendo la capacità respiratoria perché comprimono il torace», precisa Balsano.

«Shilla viene inserito con un intervento chirurgico complesso, ma una volta piazzato può accompagnare lo sviluppo del bimbo per anni. Le complicazioni dell’operazione sono le stesse di tutti gli interventi per scoliosi: infezioni, fallimento dell’impianto, lesioni neurologiche che, tuttavia, sono rarissime grazie alle guide neurofisiologiche intraoperatorie che utilizziamo - osserva Balsano -. Anche i costi sono sovrapponibili a quelli delle altre opzioni di intervento, ma SHILLA permette al bimbo di non tornare in sala operatoria se non superati i dieci anni, quando lo sviluppo dello scheletro è più avanzato. Durante tutta l’infanzia i pazienti possono avere una vita quasi normale, praticare pressoché tutti gli sport e non avere l’ingombro di busti o gessi. Non si tratta dell’unica soluzione possibile per la scoliosi “maligna”, ma certamente è una delle migliori in diversi casi», conclude Balsano.

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