Acido folico: come assumerlo in gravidanza?

Gravidanza e acido folico: come e quando assumerlo

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 21/05/2018 in Salute e alimentazione da DigitalPr
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2018

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica

Scegliere tra test di screeening prenatale e test di diagnosi, come l’amniocentesi, pensare agli integratori da prendere, valutare la conservazione del sangue del cordone. Questi sono solo alcuni aspetti di cui una donna incinta deve occuparsi e preoccuparsi durante i nove mesi di gestazione. Ma non solo. Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato che le scelte alimentari delle donne in gravidanza sono fondamentali per la vita, il benessere e la salute del nascituro[1].

Durante la gravidanza, i ginecologi consigliano di assumere l’acido folico. Perché è importante?

L’acido folico e i folati sono vitamine del gruppo B, conosciute anche come vitamine B9[1]. I folati sono presenti in modo del tutto naturale in alcuni alimenti. L’acido folico, invece, è la molecola di sintesi che si trova nei supplementi vitaminici e negli alimenti che ne sono arricchiti.
I folati sono molecole labili, perdono facilmente, e in poco tempo, il loro potere salutare in quanto sono sensibili alla luce, al calore, alla cottura e alla conservazione. Per questo viene consigliato di consumare sempre alimenti freschi e frutta e verdura cruda o, al massimo, poco cotta. L’acido folico, in natura, può essere assunto mangiando gli ortaggi a foglia verde, i carciofi, le rape, i legumi, i kiwi, le fragole, i cereali[1]. 

Sia i folati che l’acido folico sono importanti in quanto coinvolti nella sintesi di DNA, RNA e proteine[2]. L’americano Mitchell negli anni Quaranta è stato primo ad usare la parola “acido folico”, “dal latino “folium” ovvero “foglia” per indicare delle sostanze estratte dalle foglie di spinaci, considerate particolarmente efficaci contro l’anemia[2].

I ginecologi consigliano alle donne che programmano una gravidanza di iniziare ad assumere acido folico, ancora prima del concepimento. Idealmente, l’assunzione di acido folico dovrebbe iniziare almeno un mese prima del concepimento, e deve continuare per tutto il primo trimestre di gravidanza[5].

La carenza di questa vitamina, infatti, può aumentare il rischio di malformazioni neonatali, come la spina bifida, ovvero la mancata chiusura del tubo neurale[1]. Può, inoltre, aumentare il rischio di altri difetti del tubo neurale, come l’anencefalia e l’encefalocele, e di diverse malformazioni, come difetti nel sistema cardiovascolare, malformazioni di labbra e palato, difetti del tratto urinario e riduzione degli arti[2]. 
Non solo i ginecologici, ma anche il Network Italiano Promozione Acido Folico raccomanda alle donne in dolce attesa di assumere almeno 0,4mg di acido folico al giorno. Nelle donne che presentano i fattori di rischio per i difetti del tubo neurale o per altre malformazioni per via di età o familiarità, la dose raccomandata può salire di 0,1mg.

Durante i nove mesi di gestazione i fabbisogni energetici della futura mamma aumentano di 200-300 kcal al giorno e di 9 grammi al giorno per quanto riguarda le proteine. Non solo il fabbisogno energetico aumenta, ma cresce anche la richiesta di vitamine, minerali e altri importanti nutrienti. Per questo viene anche consigliato di assumere integratori di calcio, di ferro, di vitamine B1, B2, B12, A e D, di omega-3 e di acido folico. Seguire una corretta alimentazione e ricorrere ad integratori è fondamentale per la salute della madre e il corretto sviluppo del feto[3].
Secondo il sistema di sorveglianza europeo delle anomalie congenite EUROCAT (European surveillance of congenital anomalies) si presentano 20 malformazioni congenite ogni 1.000 bambini nati. Seguire una dieta ricca di frutta, verdura e legumi, può aiutare a ridurre questo tasso, ma la sola alimentazione non è abbastanza per coprire il grande fabbisogno delle future mamme, per questo gli integratori diventano importanti[2].

Numerosi studi scientifici mostrano l’importanza dell’assunzione di acido folico in gravidanza per prevenire lo sviluppo di difetti del tubo neurale, e riducono il rischio di spina bifida del 70%[2]. Un maggiore apporto di folati e acido folico, inoltre, è necessario per far fronte al grande aumento della richiesta, che è essenziale per la crescita dell’embrione e del feto.  Contrastare la carenza di acido folico, è determinante anche durante l’allattamento, in modo da riuscire a sostenere le perdite che avvengono con l’allattamento[4]. 

È consigliabile consultare il proprio ginecologo di fiducia per chiedere suggerimenti sull’assunzione di acido folico, sui controlli medici da effettuare, e sui test di screening prenatale, come il test del DNA fetale.

Se vuoi scoprire di più a riguardo: www.testprenataleaurora.it

Fonti:
1 - Mamma e bambino: dal concepimento all'adolescenza – Fondazione Umberto Veronesi – pag.19
2 – Ministero della Salute – www.salute.gov.it
3 – www.fondazioneveronesi.it
4 – Rapporto ISTISAN n.13/28 – Prevenzione primaria delle malformazioni congenite: attività del Network Italiano Promozione Acido Folico
5 – Raccomandazione per la riduzione del rischio di difetti congeniti del Network Italiano Promozione Acido Folico

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