Cara Francesca credo che mio figlio sia dipendente dai videogiochi.....................

Psiche, cuore e dintorni con la psicologa Francesca Niccheri

pubblicato il 23/11/2016 in Salute e alimentazione da Francesca Niccheri
Condividi su:
Francesca Niccheri

Gentile dottoressa,
Ho saputo della sua rubrica da una mia vicina  e così le sottopongo il mio problema. La fissazione di mio figlio Matteo di otto anni per i videogiochi. Come tutti oggigiorno abbiamo un pc e un tablet che ho iniziato a fargli usare quando eravamo in coda alla posta o altrove, insomma nei luoghi dove le mamme devono andare e portarsi dietro i figli che si annoiano e non danno tregua se non trovi un diversivo. Forse è stato lì lo sbaglio ha iniziato ad usarlo sempre più, e senza che ce ne rendessimo conto penso ne sia  diventato dipendente.
Mea culpa lo ammetto, non mi sono resa conto che stava abusando di questo strumento che credevo innocuo ma adesso non riesco a staccarlo da lì. Se ci provo sono pianti e strilli.
Non vede altro e non sogna altro che non mettersi davanti al tablet e iniziare i suoi giochi appena tornato da scuola. Fa i compiti velocemente, fortunatamente non ha nessun problema a scuola e poi via attaccato a quello schermo. Mi sono resa conto che la situazione mi era sfuggita di mano  quando siamo andati a trovare i nonni e lui non ha fatto che piangere perché non avevamo preso il tablet.
Adesso che devo fare? Mi sento responsabile e per questo non riesco ad essere severa. Mio marito dice che è solo una fase ma io non la penso così.
La ringrazio per i consigli che vorrà darmi

Cara lettrice,
Oggigiorno  siamo quasi tutti immersi nella comunicazione digitale e nella velocità che questo tempo ci richiede, non è facile cogliere il momento in cui uno strumento di utilizzo lavorativo e ludico, come uno cellulare od un tablet assumono altri significati e virano verso qualcosa di difficile gestione. La questione dell'utilizzo dei  videogiochi  da parte dei bambini e dei ragazzi è molto dibattuta. La maggior parte delle ricerche si è concentrata sulla preoccupazione del possibile sviluppo di  dipendenze e sull'esposizione alla violenza, presente in molti giochi, sebbene esistano anche studi che evidenzino alcuni benefici legati all'imparare divertendosi, con particolare riferimento ai videogiochi che aiutano ad apprendere in presenza di problematiche quali deficit sensoriali, dislessie o discalculie. I videogiochi hanno la caratteristica di catturare l'attenzione e mantenerla  agendo su più piani sensoriali; senza entrare nel merito dei meccanismi neurofisiologici, possiamo dire che un'esposizione prolungata e ripetuta può determinare sia stress psicologico, sia fisiologico (si pensi solo all'impegno visivo).
Il problema diviene rilevante quando compaiono condotte del tipo:  il tempo speso a giocare toglie molto spazio all'apprendimento scolastico, per cui i compiti vengono svolti con scarsa accuratezza, diminuiscono le occasioni di relazionarsi ai coetanei per correre al computer, isolandosi, compaiono stanchezza mentale e nervosismo, sedentarietà, nonché comportamenti di frustrazione per non poter accedere al videogioco (pianti e urla) e problemi con i familiari.
Cara lettrice, ciò che lei mi riferisce non è sufficiente per dirle cosa sta accadendo a suo figlio, ma se lei percepisce il problema importante e in crescendo, si rivolga per chiarimenti ad uno psicologo dell'infanzia. Ciò che posso dirle è che è bene provare a seguire alcune regole:
1) E' importante che un adulto supervisioni quali videogiochi sono utilizzati, per evitare l'esposizione a giochi non adatti all'età del bambino o particolarmente violenti, che potrebbero sovra eccitarlo.
2) l'uso del videogioco non dovrebbe superare l'ora giornaliera e buona norma sarebbe quella di effettuare delle pause brevi e frequenti di circa 10 minuti.
3) Favorire l'utilizzo del videogioco con amici e fratelli, in modo da limitare l'isolamento a favore della socialità
4) Giocare con i videogames non deve togliere spazio ad attività fondamentali, quali dormire, mangiare, lavarsi, studiare.

Aggiungo  una postilla in qualità di psicologa: la dipendenza da gioco può essere legata a vissuti di disagio che il bambino sperimenta, ma non sa esprimere, fuori o dentro il contesto familiare  (es: atti di bullismo a scuola, famiglia con elevato livello conflittuale, ecc..).
Il gioco costituisce una sfida, che se vinta, può alimentare un'autostima incrinata, che altrove non trova nutrimento, ma anche  e specialmente con i giochi di guerra, può costituire  un modo per incanalare stati d'animo rabbiosi e frustrazioni  che non si è in grado di esprimere.
Infine, la regola più importante riguarda la prevenzione: stabilire subito delle buone prassi nell'utilizzo dei videogiochi permette al bambino di sentirsi contenuto e nonostante le possibili bizze iniziali gli consentirà di imparare, nel tempo, ad autoregolarsi.

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password