Tagli alla sanità, medici sul 'piede di guerra' e pronti anche allo sciopero

Disposizione della legge di stabilità al centro della polemica

pubblicato il 21/10/2013 in Salute e alimentazione da a cura della redazione
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a cura della redazione

I medici scendono in campo contro i tagli alla sanità spuntati, a sorpresa, all'interno della legge di stabilità (circa 1,2 miliardi nel biennio 2015-2016), per effetto delle norme sul pubblico impiego. "Valuteremo a breve tutte le iniziative di protesta, che potrebbero arrivare fino alla proclamazione di un nuovo sciopero".

Ad annunciare 'le barricate' è Costantino Troise, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, che all'Adnkronos Salute aggiunge: "Se la politica vuole affossare la sanità pubblica lo dica chiaramente". Anche il presidente della Cimo Asmd, Riccardo Cassi, si dice "pronto ad aderire a tutte le manifestazioni" e le iniziative che i sindacati medici decideranno di mettere in campo. Anche se precisa: "Non basta dire no ai tagli. E' necessario offrire soluzioni, ad esempio in materia di riorganizzazione ospedaliera".

"Come nella migliore tradizione italiana - spiega in una nota Troise - niente è come appare e tutto è relativo. Non abbiamo fatto in tempo a tirare fino in fondo un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo dei mancati tagli alla sanità nella legge di stabilità, che scopriamo che il Fondo sanitario nazionale è decurtato di 1,2 miliardi nel 2015-2016. Il Governo ha scoperto le carte rendendo permanente il taglio delle retribuzioni di medici e dirigenti sanitari per i quali viene sancita la riduzione stabile della retribuzione per ora e per il futuro. Il ministro della Salute - aggiunge il numero uno dell'Anaao Assomed - ci spiega che questi soldi non servono a garantire i Lea, la cui erogazione, si sa, prescinde da quantità e qualità di lavoro professionale. Se questa è la sorte del pubblico impiego, medici e dirigenti sanitari pagano il prezzo più alto, non solo in termini di penalizzazioni economiche, ma di condizioni di lavoro che richiedono più fatica e più rischio. Specialmente i giovani, per i quali l'esasperazione del blocco del turnover rende mera propaganda l'intenzione di riassorbire il precariato mentre il fallimento del sistema formativo che, come il ministro dell'Università finalmente riconosce, è diventata una emergenza nazionale sulla quale, non a caso, comincia ad intervenire la magistratura".

A Troise non tornano i conti: "Non si capisce - sottolinea - perché aggredire la voce beni e servizi o farmaci avrebbe configurato un taglio al sistema delle cure, mentre colpire chi quelle cure è chiamato ad erogare, senza i quali nessuna organizzazione sanitaria reggerebbe, è un trascurabile effetto collaterale che nessuna ripercussione avrà sui Lea". Secondo il sindacalista, "riduzioni di stipendio e di organici costituiscono un nuovo duro colpo alla funzionalità del Ssn. La politica - conclude - abbia almeno il coraggio di dichiarare apertamente e senza infingimenti la precisa volontà di distruggere il servizio sanitario pubblico del Paese".

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