La Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), "in riferimento a recenti affermazioni diffuse sui social media da una collega, specialista in Medicina interna e direttrice di un pronto soccorso privato di Roma", si discosta "con fermezza" da contenuti che ritiene "inappropriati, divisivi e non coerenti con i principi di una corretta comunicazione sanitaria". In particolare, la Siaarti in una nota esprime "preoccupazione per le dichiarazioni pubbliche circolate nelle ultime ore, che denigrano categorie di colleghi - tra cui i cosiddetti medici 'gettonisti' - con affermazioni generiche e non fondate su evidenze. La stessa collega, nei mesi precedenti, aveva contrapposto in chiave competitiva, con la consueta comunicazione aggressiva sui social, la figura del medico di emergenza urgenza a quella dell'anestesista-rianimatore".Â
"La comunicazione in ambito sanitario - ammonisce Siaarti - richiede competenza, responsabilità e piena consapevolezza della complessità dei contesti clinici e delle diverse professionalità coinvolte. Per questo motivo riteniamo che debba essere esercitata da professionisti in possesso di adeguate competenze ed esperienze, in grado di garantire rigore, equilibrio e affidabilità dei contenuti. Semplificazioni o contrapposizioni pubbliche tra ruoli professionali, soprattutto se espresse in contesti non adeguati come i social media, rischiano di generare disinformazione e di compromettere la fiducia nei confronti del sistema sanitario". Â
Siaarti, inoltre, ribadisce che "il confronto su tematiche così rilevanti deve avvenire in sedi appropriate, attraverso un dialogo costruttivo, basato su evidenze scientifiche e orientato alla collaborazione tra professionisti, nell'interesse primario dei pazienti". La società scientifica degli anestesisti-rianimatori richiama pertanto "tutti gli attori coinvolti" a "un uso responsabile e rigoroso della comunicazione pubblica, che sia rispettosa delle competenze, eviti contrapposizioni e valorizzi l'integrazione tra le diverse figure professionali". Siaarti sottolinea che "la gestione del paziente critico si fonda su un approccio multidisciplinare e integrato, in cui le diverse competenze contribuiscono in modo complementare. Ogni rappresentazione in chiave competitiva risulta pertanto fuorviante e non rispondente alla realtà clinica".Â
Con specifico riferimento al profilo dell'anestesista-rianimatore, la società scientifica ritiene "doveroso precisare che tale figura professionale opera in contesti clinici ad altissima complessità - dalla terapia intensiva alla sala operatoria, dalla gestione dei politraumatizzati alle emergenze anestesiologiche alla terapia del dolore - con un patrimonio di competenze tecniche e di ragionamento clinico che si sviluppa in anni di formazione specialistica. A queste responsabilità si affianca una presa in carico globale della persona, che include non solo il paziente critico, ma anche il supporto e l'accompagnamento dei familiari, spesso coinvolti in percorsi clinici complessi e delicati. L'anestesista-rianimatore accompagna il paziente anche oltre la fase acuta e di emergenza, assumendo un ruolo centrale nella gestione del dolore - non solo acuto, ma anche cronico - e nella continuità delle cure perioperatorie e post-intensive, garantendo un approccio personalizzato per tutti i pazienti, inclusi coloro che presentano bisogni speciali, come persone con disabilità , fragilità o comorbidità complesse". Â
La Siaarti rimarca infine che "in Italia l'anestesista-rianimatore ha rappresentato una figura fondativa del sistema di emergenza-urgenza: prima ancora che questo venisse strutturato, erano proprio gli anestesisti-rianimatori a gestire le emergenze sul territorio. E' in quella tradizione di competenza e responsabilità nei momenti più critici che affonda le radici la cultura professionale che Siaarti oggi rappresenta. L'anestesista-rianimatore è poi anche parte integrante di processi ad altissimo valore clinico ed etico, quali il percorso della donazione e del trapianto di organi e la gestione delle fasi di fine vita e dell'accertamento di morte, ambiti che richiedono competenze avanzate, sensibilità e rigoroso rispetto dei principi etici e normativi. Qualsiasi rappresentazione riduttiva o gerarchizzante di tali competenze risulta pertanto non solo scientificamente infondata, ma anche eticamente inaccettabile". Â
La società scientifica conferma infine la propria "disponibilità a promuovere momenti di confronto istituzionale e scientifico su questi temi, in contesti appropriati e con modalità coerenti con la loro complessità , anche in collaborazione con le Istituzioni competenti, incluso il ministero della Salute, qualora ritenuto opportuno".Â

