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Endometriosi, lo sfogo di Giorgia Soleri e il parere dell'esperto: "Con nuove terapie migliora fertilità"

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"Non sono incinta, sono malata". Giorgia Soleri, ex compagna di Damiano David, in questi giorni è tornata a parlare sui social del suo corpo e della sua salute. L'influencer ha condiviso con i suoi follower un video in cui mostra la pancia, accompagnandolo con un messaggio: "Non si tratta di una gravidanza, ma di una manifestazione dell’endometriosi", patologia cronica di cui soffre da anni.  

In Italia si stima che oltre 1 milione e 800 mila donne convivano con l’endometriosi, una patologia ginecologica cronica che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita e sulla fertilità. Secondo i dati del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità, l'endometriosi è una delle principali cause di infertilità femminile: circa il 30–40% delle donne con endometriosi può incontrare difficoltà nel concepimento. Nonostante questo, una diagnosi di endometriosi viene ancora spesso percepita come una vera e propria sentenza di infertilità. Le evidenze scientifiche indicano invece una realtà più articolata: la maggioranza delle donne con endometriosi può ottenere una gravidanza, spontaneamente o attraverso percorsi di medicina della riproduzione.  

 

L’endometriosi, di cui si celebra la Giornata mondiale il 28 marzo "è una patologia complessa che può influenzare la fertilità sia attraverso alterazioni anatomiche degli organi riproduttivi, sia attraverso processi infiammatori che modificano l’ambiente ovarico e uterino", spiega Mauro Cozzolino, ginecologo esperto in medicina della riproduzione e Direttore della clinica Ivi Bologna.  

"Oggi - continua - grazie a una maggiore consapevolezza dei sintomi e a strumenti diagnostici sempre più accurati, molte donne con forme lievi di endometriosi riescono a concepire spontaneamente. In casi selezionati, la rimozione laparoscopica dei focolai endometriosici può contribuire a migliorare la fertilità: diversi studi riportano tassi di gravidanza spontanea compresi tra il 40% e il 60% entro 12 mesi dall’intervento, soprattutto nelle pazienti con malattia meno avanzata. Nelle pazienti con stadi più avanzati della patologia o con fattori tubarici associati, le tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma), come la fecondazione in vitro (Fivet) rappresentano un’opzione terapeutica efficace".  

"Secondo la letteratura scientifica internazionale e le linee guida della European society of human reproduction and embryology, i risultati della Pma - sottolinea Cozzolino - nelle donne con endometriosi sono generalmente comparabili a quelli osservati nelle pazienti con altre cause di infertilità, mentre le probabilità cumulative di gravidanza possono raggiungere o superare il 60% dopo più cicli di trattamento. Attraverso un approccio personalizzato, che tenga conto dell’età della paziente, della riserva ovarica e dello stadio della malattia, è possibile accompagnare molte donne nel percorso verso la maternità. Una diagnosi precoce è fondamentale: una gestione tempestiva della patologia permette non solo di migliorare la qualità della vita delle pazienti, ma anche di preservare il potenziale riproduttivo e pianificare strategie terapeutiche mirate".  

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