Politica, “Terminator” Pd su emendamenti a riforma Costituzione

Passa l’articolo 1, battaglia si sposta sul 21

pubblicato il 02/10/2015 in Politica da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Roberto Cociancich

Se il Senato della Repubblica fosse un cinema il film in proiezione sarebbe “Terminator ”

E con tanto di sequel: giovedì 1° ottobre, infatti, poche ore dopo aver “terminato” i centinaia di emendamenti delle opposizioni (ma parecchi erano anche del Pd) all’articolo 1 della riforma costituzionale varata dal governo (l’articolo in questione è quello che ridisegna funzioni e natura del Senato), il senatore democratico Roberto Cociancich era già pronto a replicare lanciando un nuovo “canguro”. Stavolta per bypassare le proposte di modifica  all’articolo 21 della stessa riforma (è quello che riguarda l’elezione del presidente della Repubblica). Sembra però che il governo sia contrario ad un Cociancich-bis. Non bisogna dimenticare, poi,  che già nei giorni scorsi, il presidente dell’Assemblea, Piero Grasso, era stato costretto a cancellare gli ottantadue milioni di emendamenti presentati dal senatore leghista Calderoli.

Intanto Cociancich e il Pd si godono il superamento dello scoglio delle proposte di modifica al principio che sancisce la fine del bicameralismo perfetto, e dunque l’approvazione di esso: per diciannove di quelle proposte-ostacolo era stato richiesto il voto segreto. In effetti Cociancich è riuscito ad azzerare gli emendamenti riscrivendo egli stesso il contestato articolo: in base alla sua riformulazione il Senato recupera, in realtà, alcune funzioni che aveva perso nel precedente passaggio alla Camera (e probabilmente è stata questa la chiave per trovare l'unità del partito intorno al suo testo):  oltre a fare da raccordo con le “istituzioni territoriali”, il nuovo Senato eserciterà “funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”.

In un clima arroventatissimo, tra gli urli e le proteste del centrodestra e dei grillini, Palazzo Chigi è riuscito comunque portare a casa la vittoria con 172 sì, 108 no e tre astenuti. In seguito il presidente del Senato ha respinto una proposta de senatore pentastellato Vito Crimi, già capogruppo a Palazzo Madama, volta in direzione di sub-emendare l’emendamento Cociancich. Contemporaneamente i grillini, con il resto dell’opposizione, hanno invocato la convocazione della giunta per il regolamento, “obbligatoria – ha detto Calderoli – per questioni così dirimenti come la riforma della Costituzione”. 

Nel pomeriggio tardo i lavori di Palazzo Madama sono quindi proseguiti con l’analisi dell’articolo 2, quello che riguarda le minoranze linguistiche all’interno dell’Assemblea; intorno ad esso, però, la battaglia è meno accesa, anche perché in fase preliminare il presidente Grasso aveva già dichiarato che sarebbero stati dichiarati ammissibili solo gli emendamenti relativi al comma 5 (e così facendo ne ha bloccato più di 500). Su sei proposte di modifica la Lega ha richiesto la votazione segreta: in questo si procederà regolarmente, fa sapere il governo. 

 

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