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Grillo e Salvini alla guerra

I due generali alla conquista dell'Italia

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Beppe Grillo e Matteo Salvini si dividono le pance dello stesso elettorato. A causa di questa ovvietà assistiamo sempre più spesso a veloci metamorfosi degne del miglior Kafka.
Non di rado infatti Salvini sconfina nel regno degli scontrini e degli sperperi della politica mentre Grillo invade il campo leghista che vede lo “straniero” come l'origine di tutti i mali possibili. Kafkiano è constatare che il primo vive il lusso e gli sprechi della politica da circa venti anni e non ricorda gli scontrini di Belsito, mentre il secondo preferisce dirottare le sue fortune in paradisi fiscali “stranieri” che, in questo caso, non sono l'origine dei mali ma i garanti di imposte più vantaggiose.
Il ricorrere continuo a queste metamorfosi è dettato dalla necessità di garantirsi la fetta maggiore di quel bacino elettorale nel quale entrambi i partiti, Movimento Cinque Stelle e Lega Nord, pescano. Le continue invasioni di campo stanno anche a dimostrare che i leader dei due partiti sono giunti alla convinzione che, nonostante la grande pescosità, il bacino è unico e limitato.
Assistiamo quindi ad una guerra contro la casta, contro lo straniero e, contemporaneamente, ad una guerra per garantirsi lo status di belligerante DOC.
Soggetti degni delle penne di Kafka o Beckett ma capaci, insieme, di raccogliere quasi la metà dei consensi di chi sceglie di andare ancora a votare.
Forse abbiamo reso davvero la politica simile ad un teatro o ad un cinema dove ad essere premiata ed apprezzata non è la qualità dell'opera ma il consenso facile di un pubblico ignorante ma pagante.
Forse è questa la vera metamorfosi, essere passati, nonostante l'offerta sia varia, da un pubblico che si nutriva con “Ladri di biciclette” ad un pubblico che si nutre con “Vacanze di Natale”.
L'ignoranza crea mostri che l'indifferenza banalizza.

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