Napolitano: dimissioni pronte

Decisione non condizionata, e non condizionante

pubblicato il 01/01/2015 in Politica da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Napolitano al passo d'addio

Chiudere “una parentesi di eccezionalità”: è questa l’ultima missione che rimane da compiere a Giorgio Napolitano, capo dello Stato in scadenza annunciata. Come ampiamente previsto, l’inquilino del Quirinale ha aperto il messaggio di augurio agli italiani per il 2015 con il capitolo-dimissioni: un passo non più procrastinabile, proprio per restituire le istituzioni democratiche ai loro normali cicli di vita. Oltre alla stanchezza fisica, infatti – non bisogna dimenticare che parliamo di un uomo politico ormai giunto alla soglia dei novant’anni -, sin dall’inizio del suo secondo breve mandato l’ex leader migliorista del PCI ha costantemente avvertito il fastidio di trovarsi a dover maneggiare una sorta di magistratura straordinaria, che in un certo senso gli è sempre parsa una violenza al dettato della Costituzione, nonostante fosse perfettamente inserita nelle sue norme, sia pure in quelle di “emergenza”, appunto. Presidenzialismo, Re Giorgio, regime Napolitano, dittatura del presidente: magari forse una dictatura in senso latino un po’ sì, se non altro perché, con una vaga emulazione di un Cunctator o di un Cincinnato, il capo dello Stato ha deciso di deporre la sua carica dopo un semestre, nella fattispecie quello europeo a guida italiana. Un fardello, in definitiva, da lui accettato per amor di patria e dello Stato, ma di cui, era evidente, si sarebbe liberato alla prima occasione.
La decisione che ha preso, ribadisce Napolitano, è assolutamente serena, indipendente, libera da pressioni politiche di qualsiasi parte – il presidente del Consiglio,  anzi, fino all’ultimo lo ha pregato di ripensarci -, e nello stesso tempo non influisce, non deve influire, sui ritmi della politica e sulla sua agenda. Tutto dovrà svolgersi, si preoccupa di sottolineare Napolitano, senza stravolgere i piani, inserendosi in un iter procedurale che non sottragga tempo al lavoro del Parlamento. 
C’è tempo poi per fare un accenno all’Italia, ai suoi lati positivi, che sono le eccellenze nel campo della scienza, e a quelli negativi, come la corruzione e le infiltrazioni criminali nella politica che non accennano a diminuire, e Mafia Capitale lo dimostra dolorosamente; alla crisi economica che, ammonisce il capo dello Stato, non può e non deve essere disgiunta dal quadro internazionale, e soprattutto non deve diventare terreno per alimentare convinzioni pericolose, come quella secondo cui uscire dall’euro risolverebbe tutti i mali. E anche per proclamare un po’ di meritate soddisfazioni: se c’è una cosa che può inorgoglirlo, conclude il Presidente, è il poter dire di aver contribuito in prima linea, in anni tra i più difficili per l’Italia dal dopoguerra, a non far affondare del tutto il Paese, ma a tenerlo a galla facendogli intravvedere un sentiero di speranza. Quel sentiero oggi gli sembra sia diventato un viale, stretto ma diritto, grazie a quella tanto auspicata accelerazione del processo delle riforme, e fra non molto il viale diventerà un’autostrada. Naturalmente però c’è ancora molto da fare, e tutti gli italiani sono chiamati a fare la loro parte, come egli stesso promette di continuare a fare: tirando fuori quello spirito di solidarietà che, a suo parere, resta una delle ricchezze più grandi del Paese.
Quasi in contemporanea con il discorso di commiato di Napolitano, Grillo celebrava il suo contro-discorso. Per il comico-guru non è una novità assoluta, dal momento che già all’inizio degli anni ’90 aveva fatto discorsi di fine anno  indirizzati all’umanità; in collegamento da uno scantinato dove, a suo dire, aleggiavano gli spiriti del bene, il leader del M5S si è augurato che la fine dell’era Napolitano coincida con quella della parentesi Renzi.

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