Quirinale, Napolitano via a fine anno

Le indiscrezioni circolanti da mesi rilanciate da “Corriere” e "Repubblica”

pubblicato il 10/11/2014 in Politica da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua
Il presidente Napolitano

Tutti se lo ricordano: l’ultimo messaggio presidenziale di fine anno, quello del 2013, fu un discorso-telegramma. Già dalla metà del suo primo mandato, in realtà, Giorgio Napolitano ci aveva abituato ad “antipasti” del cenone di Capodanno tendenzialmente più brevi rispetto a quelli dei suoi predecessori. Ma quello che ha preceduto, per così dire, l’alba dell’era-Renzi, è stato di sicuro il più conciso in assoluto: eppure. anche in quella quindicina di minuti scarsi il vecchio leone migliorista, la cui inevitabile stanchezza non intacca una lucidità a prova di scalfitture, ebbe la forza di dire cose interessanti, ma una di sicuro apparve più interessante delle altre: “Per il bene delle istituzioni, resterò ancora al mio posto, ma, ve lo dico con certezza, per un tempo non lungo”. A ben guardare, la temporaneità della sua riconferma, non vincolata necessariamente allo scadenzario costituzionale, era stata la condicio sine qua non perché Napolitano accettasse di sobbarcarsi l’onere di un bis al Quirinale, in una situazione politica di eccezionale emergenza: dunque, tutti sapevano che, da un momento all’altro, nel corso di questa legislatura, Napolitano avrebbe potuto “staccarsi la spina”.
Ma solo i più attenti seppero cogliere in quelle parole, a poche ore da botti e spumante, una volontà precisa, per quanto cifrata, di voler accelerare il termine che si era autoimposto entro l’anno successivo, cioè il 2014. Perché, alla luce di quanto riportano l’8 e 9 novembre la Repubblica, il Corriere della Sera, e, sulla loro scia, tutte le altre principali testate, le dimissioni del capo dello Stato, inquilino del Colle da ben otto anni (record assoluto nella storia della Repubblica), sarebbero effettivamente, questione di mesi: due, anche meno per la verità, cioè il tempo che manca allo spirare dell’anno corrente.
Il quotidiano di Ezio Mauro prevede che il mandato di Napolitano scadrà insieme al semestre italiano di presidenza europea. Il Corriere, con Marzio Breda, si spinge addirittura ad ipotizzare una vera e propria exit strategy. 
Tutto si svolgerà in tre tappe, scrive Breda. A fine dicembre (cioè presumibilmente nel corso del messaggio di fine 2014, ndr) Napolitano darà l’annuncio pubblico delle dimissioni, poi, nell’arco di poche settimane, porterà a compimento la sua volontà. Dopodiché, scatteranno i canonici quindici giorni per la convocazione delle Camere e l’elezione del nuovo presidente. Per la successione di Napolitano circolano, e non da oggi, i nomi di Prodi, Amato, Draghi e  Veltroni, ma ci sono anche Anna Finocchiaro e Roberta Pinotti. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha dichiarato che “l’Italia è ormai pronta ad avere un capo dello Stato donna”. Chiunque verrà dopo “re Giorgio”, non è detto che voglia continuare a farsi garante a tutti i costi di quel sistema di larghe intese strenuamente difeso da Napolitano: in tal caso  si aprirebbe la strada ad uno scioglimento anticipato delle Camere ad un ritorno immediato alle urne. Come Renzi, in cuor suo, probabilmente spera da tempo.        

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