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Sgarbi, governo verso soluzione del caso. Il critico d'arte: "Niente ricorso al Tar"

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Il caso Sgarbi dovrebbe risolversi in settimana. Giorgia Meloni, raccontano, vorrebbe chiudere la vicenda al più presto, già al suo rientro dal Giappone. E il critico d'arte non sarebbe intenzionato a complicare la vita alla premier. "Riconosco la piena legittimità della premier Meloni e la ringrazio di aver considerata corretta la mia scelta di dimettermi - dice all'Adnkronos -. Come lei stessa ha chiesto, attendo un incontro per consegnarle personalmente la mia lettera di dimissioni".  

Secondo gli ultimi boatos il posto lasciato libero da Sgarbi non sarebbe più riempito. Verrebbe nominato, invece, il successore di Augusta Montaruli all'Università, casella libera da un anno. In ogni caso, nella maggioranza c'è accordo nel considerare il posto appannaggio di Noi Moderati. C'è chi dice che in pole ci sarebbe Ilaria Cavo, deputata vicina a Giovanni Toti, e chi invece prevede che il sostituto del critico d'arte dovrà essere scelto dopo un confronto interno tra le anime del partito guidato da Maurizio Lupi. Voci sempre più insistenti, poi, assicurano all'Adnkronos che le 'caselle governative' in ballo sarebbero due e non una, visto che ci sarebbe bisogno di un altro sottosegretario al Mef (fonti di via XX Settembre preferiscono non commentare l'indiscrezione).  

Le dimissioni "non sono formalizzate. Sono nel mio ufficio e lo sono fino al ritorno della Meloni. Ho dichiarato e lo ripeto che ho dato le mie dimissioni, poi ho fatto una questione di ordine giuridico e anche garantistico. L'appello al Tar non lo farò, Meloni ha detto 'accetto le dimissioni', vuol dire che io le do. Domani quando torna gliele porto", dice intanto a 'Metropolis' su Repubblica.it il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi. "Non ha senso fare ricorso al Tar. Se finisce la mia funzione, il Tar cosa mi deve restituire? L'onore?", spiega il critico d'arte. 

"Se avessi il tempo, come è capitato con il caso Montaruli, di un percorso che arriva a una delibera o sentenza definitiva, allora vorrebbe dire che Meloni mi consente di rimanere fino a che il Tar non ha dato la sua sentenza. Ma siccome questo è un tempo troppo lungo e imprevedibile, è bene che politicamente l'esperienza finisca, come io voglio, e quindi non ha senso fare ricorso al Tar", ha proseguito Sgarbi. 

"Sono convinto, al di là del Tar, che la delibera dell'Agcom sia profondamente sbagliata. Lo ha scritto oggi il giurista Vitale, lo conferma Sabino Cassese", ha detto ancora. 

Il ministro Sangiuliano, continua Sgarbi, "ha firmato le lettere anonime. Moralmente ha firmato le lettere anonime" inviate all'Antitrust, spiega dopo la delibera dell'Agcom secondo la quale il critico d'arte avrebbe esercitato attività professionali incompatibili con il suo ruolo. Ma, spiega, "non ho animosità né verso gli anonimi, che poi si sono dichiarati, né contro Sangiuliano". "Sono l'unico che non aveva alcun conflitto d'interessi nel Parlamento", ha rimarcato il critico d'arte, chiedendo: "Può un sottosegretario, nominato perché ha delle competenze, rinunciare a quelle competenze?". 

"Soffro per essermene andato perché lascio un ministero orfano, senza nessuno - tra quelli che sono qua - che abbia coscienza di quello di cui si deve occupare, a partire dal ministro. Non ho in alcun modo contaminato la mia funzione di Stato con la mia attività privata. Ho continuato a raccontare e difendere l'arte, oggi in questo ministero non c'è nessun politico che sa cosa deve difendere e come lo deve difendere", ha detto ancora, aggiungendo: "Oltre a perdere io, perde anche lo Stato, non avendo una persona competente dentro al ministero per i Beni culturali", ha concluso. 

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