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In Italia 244 scuole adottano regolamenti che prevedono la carriera alias. In Lombardia il Consigliere Regionale Macconi si oppone a questa deriva ideologica

Macconi (FdI): “Carriera alias un atto illegale. Le scuole si oppongano alla volontà degli studenti di registrarsi con un nome diverso da quello dell’anagrafe”

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Nel centrodestra esiste un esponente politico che ha il coraggio di respingere “la dittatura del politically correct”, e desidera non omologarsi alla deriva liberal-progressista. Si tratta di Pietro Macconi, attuale consigliere regionale in Lombardia di Fratelli d’Italia. In attesa della riapertura delle scuole ha scritto agli Istituti e al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, per chiedergli di bloccare la carriera alias (detta anche identità alias) che permette di modificare il nome di battesimo con cui si è registrati all’anagrafe con quello di elezione negli atti scolastici a partire dal registro elettronico.

 Per fare un esempio, se lo studente Giuseppe Rossi sta vivendo un processo di transizione di genere per cambiare il proprio sesso e preferisce farsi chiamare Giovanna, la carriera alias permette allo studente di iscriversi al liceo con il nome che preferisce. Per i sostenitori di questo protocollo, l’identità alias ha lo scopo di evitare alle persone transgender di subire un disagio quotidiano e forme istituzionalizzate di discriminazione. L’iniziativa del Consigliere Regionale Pietro Macconi, che lo scorso 5 settembre ha inviato un’email ai dirigenti scolastici della Lombardia, ha suscitato molte polemiche. L’esponente politico di Fratelli d’Italia nell’email definisce la carriera alias “un atto illegale” e invita i presidi a “non registrare gli studenti con un nome diverso da quello dell’anagrafe”. Secondo Macconi:“la diffusione delle carriere alias nelle scuole desta giusta preoccupazione nelle famiglie e attesta l'innaturale ideologia volta alla fluidità di genere”.

Il fenomeno della carriera alias sta letteralmente esplodendo in Italia, nell’indifferenza generale. Le associazioni LGBTQIA+ stanno convincendo sempre più scuole ad approvare la carriera alias per trattare alunni e studenti non come maschi o femmine ma in base a come loro dicono di percepirsi. Ad oggi in Italia sono circa 244 le scuole italiane che offrono la possibilità ai propri alunni di avvalersi della carriera alias. Tutto ciò è davvero assurdo. 

È folle che una scuola non chieda alcuna certificazione medica sull'eventuale stato di disforia di genere del minore, affidandosi al mero sentimento emotivo del singolo. Il ministero e tutto il governo hanno contezza del fatto che nelle scuole si stanno adottando normative speciali che investono l’identità personale di soggetti anche minori, a prescindere dal coinvolgimento di chi ne riveste la potestà genitoriale? Rientra o meno nel perimetro dell’autonomia scolastica, la facoltà dei Consigli d’Istituto (organo di indirizzo e di gestione degli aspetti economici e organizzativi generali della scuola) di adottare regolamenti che prevedono la carriera alias, e dunque la possibilità per uno studente di registrarsi con un nome diverso da quello dell’anagrafe?

È necessario che il Governo si attivi al più presto per impedire che le scuole adottino regolamenti che interferiscono con le norme anagrafiche, trasformandosi così in una sorta di bizzarra extraterritorialità.

Già nel dicembre 2022 alcune famiglie avevano deciso di notificare più di 150 diffide, nei confronti di quelle scuole che avevano approvato la carriera alias. Lo scopo delle famiglie era quella di proteggere i propri figli, intimando l’immediato annullamento dei regolamenti. Considerato il veloce dilagare del fenomeno, è molto probabile che possano crearsi ulteriori conteziosi all’interno delle scuole. È davvero stupefacente che un governo di centrodestra, accetti il dilagare della carriera alias che rappresenta uno strumento ideologico pericoloso che potrebbe avere ricadute drammatiche su milioni di bambini e adolescenti.

 

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