IL Marocco prima nazione a firmare il partenariato "LINK UP AFRICA" con l'UE

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 11/03/2022 in Politica da Marco Baratto
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Marco Baratto

Nel mezzo del conflitto russo /ucraino con un Europa in affanno , si deve registrare una vittoria della politica multilaterale del Marocco . Le agenzie di stampa riportano "Il Marocco e l'Unione Europea (Ue) hanno firmato, il 10 Marzo a Rabat, il documento relativo al progetto "LINK UP AFRICA", il primo nel suo genere nell'ambito del Partenariato tra il Regno e l'Ue. Firmato dal ministro degli Affari esteri, della cooperazione africana e dei marocchini che vivono all'estero, Nasser Bourita, e dal commissario europeo per il Vicinato e l'allargamento, Oliver Varhelyi, a seguito dei colloqui bilaterali, questo progetto si basa sulla priorità data dal Regno e dall'UE per lo sviluppo della cooperazione con l'Africa, basata su un approccio triangolare di cooperazione Marocco-UE a beneficio degli Stati africani, e su una serie di azioni convergenti realizzate da diversi attori marocchini. Questo progetto, che coinvolge principalmente l'Agenzia marocchina per la cooperazione internazionale (AMCI) e l'Agenzia belga di cooperazione "ENABEL", designata come partner esecutivo, dà priorità anche all'occupazione, all'integrazione socio-economica e alla cittadinanza dei giovani che hanno beneficiato dell'esperienza marocchina know-how, nonché la mobilità intraafricana e il suo contributo allo sviluppo del Continente. Esteso su un periodo di quattro anni, ruota attorno a due progetti complementari con un budget di 4,15 milioni di euro. La prima è un'azione che beneficerà della dotazione bilaterale UE-Marocco finanziata dallo strumento europeo di vicinato (dedicato solo all'AMCI) dell'ordine di 3,15 milioni di euro. Quanto al secondo progetto (1 milione di euro), integra un programma comunitario preesistente e mira a sostenere il CCG a favore dell'imprenditorialità e dell'innovazione in Marocco e nei paesi della rete africana degli istituti di garanzia. "LINK UP AFRICA" ha come obiettivo principale quello di rafforzare la cooperazione tecnica, i legami accademici ed economici tra il Marocco e altri paesi africani, con la partecipazione dell'UE e attraverso un focus sullo sviluppo di opportunità economiche per i giovani africani. Questo obiettivo si articola in due azioni, vale a dire il rafforzamento delle capacità dell'AMCI per l'attuazione dei suoi obiettivi di cooperazione accademica e tecnica, e il consolidamento delle opportunità di lavoro e dei legami economici per i vincitori africani di un diploma marocchino (borsista AMCI o no). Il suddetto progetto consentirà il rafforzamento delle capacità per l'AMCI attraverso l'azione sulla sua offerta di cooperazione tecnica e accademica, il supporto per il consolidamento del funzionamento e delle prestazioni dell'AMCI, il miglioramento dei meccanismi di supporto per la cooperazione triangolare, attraverso la loro operatività e accessibilità, e l'istituzione di meccanismi per selezionare e indirizzare gli studenti con iniziative economiche realizzabili. Consentirà inoltre un'offerta di strumenti e servizi adeguati per promuovere l'accesso a progetti di occupazione e/o creazione di impresa, la formazione di alcuni vincitori, in relazione al loro progetto professionale e il sostegno alle imprese innovative (startup) portate avanti dai vincitori africani." 

Accanto a questo accordo l'Europa deve creare un sistema integrato di sicurezza trans mediterranea fondato sul modello marocchino  La politica marocchina contro la radicalizzazione ha colpito anche i centri penitenziari. Per quanto riguarda le persone coinvolte in attività terroristiche e detenute nelle carceri marocchine, il Marocco ha svi- luppato un approccio di riabilitazione e dialogo con questi detenuti, prendendo in considerazione il contesto marocchino e la natura del discorso radicale nei confronti dei circoli islamisti marocchini. Questo orientamento comprendeva anche il coinvolgimento di diversi dipartimenti statali competenti oltre agli attori della società civile che intervengono tutti per garantire il disimpegno dei detenuti islamisti dai progetti terroristici. La deradicalizzazione delle persone convinte della correttezza della loro fede, associando a questo lavoro predicatori religiosi ufficiali marocchini, assistiti da psicologi e assistenti sociali per aiutarli a comprendere le specificità di ciascun candidato per questo programma di riabilitazione. Tra le azioni svolte in questo contesto, la Delegazione generale per l’amministrazione e il reinserimento penitenziario facilita l’accesso dei detenuti, nel contesto della lotta all’estremismo, all’istruzione di base o universitaria fornendo al contempo formazione professionale a quest’ultima. Allo stesso modo, la “Fondazione Mohammed VI per il reinserimento dei detenuti” svolge un ruolo importante nel loro reinserimento attraverso, in particolare, programmi di sostegno a microprogetti e lavoro autonomo e l’inserimento di questi ex detenuti in aziende cittadine Così, il Marocco è riuscito a raccogliere la sfida di trasformare l’ambiente carcerario per gli estremisti da un luogo di disperazione a un luogo di ottimismo. Attraverso questa strategia che preserva la dignità umana anche in una situazione di detenzione, il Marocco ha il più basso tasso di reci- diva in Africa e nel mondo arabo. La politica di de radicalizzazione è stata anche accompagnata da azio-ni socio-economiche, coinvolgendo iniziative come l’Iniziativa Nazionale per lo Sviluppo Umano (INDH) e l’impegno dei media nella prevenzione e nella lotta all’estremismo violento. In questo senso, il Marocco ha lanciato nel 2005 “l’Iniziativa Nazionale per lo Sviluppo Umano” che sostiene la lotta contro l’esclusione, la precarietà e il radicalismo. Questa iniziativa funziona in modo efficace, grazie al suo approccio partecipativo, inclusi i servizi governativi e la società civile, incoraggiando progetti generatori di reddito e di occupazione.

L’integrazione sociale delle persone destinatarie è realizzata dagli sforzi compiuti dall’amministrazione di riabilitazione e reinserimento all’interno dell’amministrazione delle carceri, dalle strutture di inizia- tiva di sviluppo umano, dal Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Uomo e da associazioni per la difesa dei diritti umani oltre che dalla società civile. Anche il settore dei media è stato coinvolto in questa strategia di ri- forma, attraverso i canali radiofonici e televisivi Mohammed VI del Sacro Corano, il cui pubblico continua ad espandersi oltre i confini nazionali. A tal fine, il lancio del “canale radiotelevisivo Mohammed VI” per la trasmissione di programmi educativi e la divulgazione degli inse- gnamenti dell’Islam basati sulla moderazione e la tolleranza secondo il rito Maliki ha svolto un ruolo importante nella consapevolezza reli- giosa dei cittadini. Questi programmi vengono trasmessi anche nelle moschee dove vengono commentati e spiegati da predicatori qualificati nominati dal ministero responsabile.

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