Election Day in Marocco. Il PJD che governa da dieci anni perderà?

Il Marocco vince in un contesto di forza d'investimenti, infrastrutture, nuovo modello di sviluppo, il rapporto con Stati Uniti e Israele, il successo nella lotta anti Covid-19, la maggiore partecipazione femminile ...

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 07/09/2021 in Politica da Belkassem Yassine
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Belkassem Yassine
Elezioni legislative, regionali, provinciali e comunali in Marocco l'8 settembre

Domani 8 settembre Election Day in Marocco che raggruppa per la prima volta le elezioni legislative, regionali e locali segnanno la forza degli investimenti, l'infrastrutture, il nuovo modello di sviluppo, il rapporto con Stati Uniti e Israele, il successo della campagna vaccinale, la maggiore partecipazione femminile, i problemi con l’Algeria, e tra l'altro, il destino del Partito per la giustizia e lo sviluppo (PJD), di orientamento islamico, che guida l’attuale coalizione di governo da dieci anni a base della nuova Costituzione che garantisse ampie prerogative al Parlamento e al governo. 
In presenza di circa 4500 osservatori nazionali e stranieri, circa 32 partiti sono scesi in campo. La sfida vedrà il Partito della giustizia e dello sviluppo scontrarsi soprattutto con i liberali dell’RNI, il raggruppamento nazionale degli indipendenti, guidato da Aziz Akhannuch, ministro uscente dell’Agricoltura, che punta tutto sul raddoppio del budget per la Salute e sulla creazione di un milione di posti di lavoro. Ora il PJD è sotto accusa per la politica fallimentare in tema di giustizia sociale e contro la corruzione, due dei suoi cavalli di battaglia di sempre. D’altro canto, il Partito dell’autenticità e della modernità (PAM), l'Unione Socialista delle Forze Popolari (USFP) con suo slogan "Prima Marocco" e il Partito Istiqlal potrebbero emergere come la prossima forza sulla scena politica marocchina. 
65% della popolazione vaccinati, mobilitati mezzi considerevoli per la ripresa economica, dispiegando al contempo una rete di assicurazione gigante per le popolazioni più fragili.
Sul piano industriale, il Regno dalla metà degli anni 2000 ha puntato sulla produzione e sull'esportazione di automobili.
Protetto il tessuto produttivo per arginare le ondate della pandemia, attuando al contempo misure importanti destinate a ammortizzatore economico per l’importante impatto sociale provocato dalle misure di contenimento. Il paese ha inoltre capitalizzato su questa crisi al fine di avviare riforme fondamentali, come la generalizzazione della protezione sociale, lanciata nella primavera del 2021 dal Re Mohammed VI, e la progressiva digitalizzazione dei servizi pubblici.
Sul piano diplomatico, gli anni 2020 e 2021 hanno conosciuto i maggiori sviluppi e un aumento delle tensioni con la vicina Algeria, che ha indotto quest'ultima a rompere unilateralmente le sue relazioni diplomatiche con il Marocco il 24 agosto scorso per diversi fattori. In primo luogo, il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità marocchina sul Sahara nel dicembre 2020. Considerato uno dei conflitti artificiali al mondo creato dall'Algeria.
In secondo luogo, la ripresa delle relazioni diplomatiche tra il Marocco e Israele, un paese in cui vivono circa 800000 ebrei originari del Marocco, ha accentuato le tensioni tra i due paesi vicini. 
Più recentemente, un'iniziativa del rappresentante del Marocco alle Nazioni Unite, reagendo alle provocazioni algerine sulla questione del Sahara Marocchino, il diplomatico s'è domandato di sostenere l'autodeterminazione della Cabilia. Tale reazione ha portato Algeri a rompere le sue relazioni con Rabat, con il quale le frontiere terrestri sono chiuse dal 1994, nonostante i numerosi appelli di Rabat a riaprirle. 
Lo scrutinio illustra una differenza fondamentale di traiettoria per i due fratelli nemici del Maghreb. Da un lato, un Marocco offensivo sul piano diplomatico, industriale ed economico, sia sul livello regionale che africano. Dall'altro, Algeria una potenza petrolifera e del gas duramente colpita dal crollo del prezzo del barile dal 2014 e il cui contesto politico è ancora molto fragile in seguito ai movimenti di rivolta dello "Hirak" che vuole uno "Stato civile non uno Stato militare" e che ha portato alla caduta dell'ex presidente Abdelaziz Bouteflika all'inizio del 2019. 
È chiaro che negli ultimi anni il Marocco ha ottenuto importanti successi economici, politici, diplomatici (diplomazia religiosa, regolarizzazione dei migranti subsahariani, l'organizzazione della COP 22, ecc.), nell'Africa subsahariana e sulla scena internazionale. 
In questo contesto, lo svolgimento delle elezioni marocchine costituiscono senza dubbio un segnale dell’insediamento duraturo del Marocco che dispone dei mezzi più importanti per essere la base della stabilità e della sicurezza in una regione ancora bollente. 
Il Marocco si è dotato in questo periodo di un nuovo modello di sviluppo elaborato da una commissione ad hoc su impulso del Re Mohammed VI, che il prossimo esecutivo uscito dalle urne sarà incaricato per ridurre le disparità territoriali e di reddito, e di riequilibrare la natura della crescita economica al fine di renderla più inclusiva e più sostenuta. 
Infine, si registra in questa tornata elettorale una maggiore partecipazione femminile. Un passo avanti derivante da un processo di riforma iniziato nei primi anni 2000 e che ha riguardato in particolare il Codice della famiglia e il posto delle donne nella società nel 2004. Nel 2011 la riforma della Costituzione ha elevato, tra l’altro, l’uguaglianza di genere a principio costituzionale, consolidando così i risultati della riforma del 2004. Tutto questo si è tradotto con l’introduzione delle quote rosa e un aumento dei seggi destinati alle donne dal parlamento ai consigli comunali. 


"Il Marocco è una monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale. Il regime costituzionale del Regno è fondato sulla separazione, l’equilibrio e la collaborazione dei poteri, così come sulla democrazia cittadina e partecipativa, e i principi di buona governance e della correlazione tra la responsabilità e il rendiconto": Articolo Primo della Costituzione del 2011.

 

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