Giustizia, dubbi sull'uso del trojan per le intercettazioni 

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 20/03/2021 in Politica da Redazione 1
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Redazione 1

Il mondo della politica esprime grossi dubbi sull'uso giudiziario del trojan, la "spia" inserita nei telefonini che ha sostituito le intercettazioni. Non ultimo quello usato per il caso Palamara, dove questo strumento è stato oggetto di un uso quasi a orologeria. 

"Il trojan è uno strumento che lede lo stato di diritto, è una spia invisibile che si insinua subdola nella vita degli altri e che carpisce informazioni fotografie spostamenti e funge da microfono a distanza" dichiara Amedeo Laboccetta, presidente di Polo Sud. "Il trojan non dà alcuna garanzia di precisione giuridica - trascrizioni fatte male, parole mal comprese -  come dimostra la vicenda Palamara ma dà una unica certezza: l’invasività. Ecco un grande Paese come l’Italia non può accettare di trasformare i cittadini da presunti innocenti a presunti colpevoli. L’Europa fortunatamente lo sa e ha già fatto pervenire la propria voce di dissenso rispetto alle modalità di utilizzo delle intercettazioni”.

Fabrizio Cicchitto, presidente di Riformismo e Libertà, chiede un uso regolato da leggi europee. “Dato che ci troviamo in una fase diversa di quella dominata dall’intreccio fra analfabetismo e giustizialismo che ha caratterizzato la gestione Bonafede del ministero di Grazia e Giustizia - scrive Cicchitto -, è evidente che oltre la prescrizione va regolato secondo quello che ci dice l’Europa anche la delicatissima questione dell’immissione del trojan nel telefonino delle persone. Da tempo e più esattamente dal 1992 in Italia è stata smantellata la sostanza dello Stato di diritto. Già la legge Severino ha fatto fare un passo in avanti  in questa devastazione poi sono arrivate la legge Spazzacorrotti e l’eliminazione della prescrizione con il trojan l’opera è completata. Adesso bisogna ricominciare dalla regolamentazione del trojan per tentare di ricostruire gli elementi minimi di uno Stato di diritto degno di questo nome”

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