Elezioni politiche: obbedire al Grande Capo sempre e comunque?

In taluni ambienti, c'è poca capacità di porre in essere scelte autonome e ci si lascia trasportare dal pensiero “forte” di chi comanda.

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 02/03/2018 in Politica da Dario Calligaro
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Dario Calligaro

Ho appena avuto un'animata discussione con una mia amica, simpatizzante di un certo movimento politico di stampo nazionalista. Lei, fino a pochi giorni fa, andava incontrovertibilmente contro alle posizioni della Lega Nord, pubblicando persino foto raffiguranti volantini distribuiti tempo addietro dai leghisti contro la Le Pen, aggiungendo che perciò un’alleanza, o quantomeno un accostamento al Carroccio da parte sua, non sarebbe mai stato possibile e che qualsiasi nazionalista mai avrebbe potuto avvicinarsi al colore verde.

Bene, sembrerà impossibile, incredibile, inimmaginabile, ma appena il giorno dopo il quale lei aveva pubblicato questa foto, esce un comunicato da parte del presidente del movimento del quale lei è simpatizzante che invita a sostenere la Lega, in particolare nel Centro Italia.

Qualsiasi persona di buon senso, che fino al giorno prima diceva il contrario di quello che dice il giorno dopo il suo “boss”, prenderebbe le distanze dal movimento per quanto riguarda la decisione, se non addirittura non ne aderirebbe più. Invece no, ed è per questo che ho avuto questa discussione. Lei ha addirittura cominciato una campagna via social network di totale sostegno e devozione verso la Lega, motivando le sue ragioni senza un minimo di convinzione, semplicemente ripetendo come un automa le disposizioni impartite dall’alto.

Quando l’ho messa di fronte all’evidenza dei fatti e alla sua palese mancanza di coerenza, lei mi ha così risposto: “Innanzitutto io credo alla gerarchia, e mi fido ciecamente dei vertici. Poi, condivido in toto i moventi di Salvini, e soprattutto, cosa di non poco conto, è stata tolta la dicitura "Padania" al simbolo. Poi, se si vuole credere che lo “ius soli” e il “blocco dell'immigrazione” si fermino con quattro gatti che sbraitano e farneticano di forni e cazzate varie, allora siamo freschi. Io sono nazionalista, ma per “stati federati” in realtà, ma questo è un mio parere.”

Si rafforza allora in me la logica che, specialmente in taluni ambienti, vi sia poca capacità di porre in essere scelte autonome e ci si lasci trasportare dal pensiero “forte” di chi comanda. Ed è anche e soprattutto per questo che le forze alternative di questo Paese non hanno saputo fare fronte comune sui temi a loro cari, come l’euro e l’immigrazione, ma si sono lasciati intorpidire dai diktat dei capi partito che hanno operato e continuano ad operare nella logica di coltivare a granturco ognuno il suo fazzoletto di terra. Ma alla fine di ogni raccolto ci si rende sempre conto che le pannocchie sono talmente poche da non poter sfamare nessuno, e che forse conveniva coltivare alla stessa maniera un campo un bel po’ più grande.

Questo episodio mi ha fatto venire in mente non poche scene dell'intramontabile Fantozzi e il totale asservimento che lo contraddistingue.

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