Votazioni elettorali: La doppia preferenza di genere.

Iter di una normativa non sempre applicata

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 22/02/2018 in Politica da maria luisa abate
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maria luisa abate

Pescara, 22 febbraio, presso la Sala Filomena Delli Castelli del Palazzo della Regione Abruzzo, la Presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione dott. Gemma Andreini, la Consigliera di Parità dott. Alessandra Genco e la vice presidente della CPO Rosaria Nelli, hanno tenuto una conferenza stampa per parlare dello stato dell’arte dell’iter dell’approvazione, da parte del Consiglio Regionale, della normativa nazionale che prevede la parità di genere nelle liste elettorali.
Per comprendere quale sia la situazione della parità di genere della legge elettorale, Gemma Andreini, ha fatto un excursus della normativa che negli anni ha inteso regolamentare questa azione e sulle azioni che la CPO ha fatto negli anni assieme a molte associazioni e politici interessati
Già dal Trattato di Amsterdam, nel 1997, si parlò di un riequilibrio della rappresentanza di genere che prevedeva una parità di diritti tra uomini e donne, nelle liste elettorali, al fine di avere una uguale possibilità di essere eletti.
La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, proclamata ufficialmente nell’anno 2000, dal Consiglio Europeo, racchiudeva, in una normativa, una serie di diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini e dei residenti dell’Unione e divenne giuridicamente vincolante per tutti i Paesi EU.
Nel 2001 con la riforma del titolo V art 117, comma VII, della Costituzione, le Regioni venivano, tra l’altro, impegnate a promuovere le leggi per la parità di accesso alle cariche elettive, rimuovendo gli ostacoli che ne potessero inficiare l’azione.
La Sentenza della Corte Costituzionale n. 49/2003 parla dell’Obbligo costituzionale, per le Regioni, di favorire l’accesso delle donne alle cariche elettive utilizzando i diversi strumenti normativi: Statuto e Legge elettorale.
La legge 165/2002, in seguito modificata dalla L. n. 20 /2016, dal titolo
(Disposizioni di principio, in attuazione dell’articolo 122, primo comma, della Costituzione, in materia di sistema di elezione), così recita:
1. Le regioni disciplinano con legge il sistema di elezione del Presidente della Giunta regionale e dei consiglieri regionali nei limiti dei seguenti princìpi fondamentali:
a) individuazione di un sistema elettorale che agevoli la formazione di stabili maggioranze nel Consiglio regionale e assicuri la rappresentanza delle minoranze.
Nel 2007 la CPO della Regione Abruzzo presentò, con grande accoglimento da parte della Commissione Statuto, una proposta per il “riequilibrio della rappresentanza” in previsione della nuova legge elettorale in tre punti:
• Espressione di preferenze: in ciascuna lista candidati dello stesso sesso non eccedano il 60% + Doppia preferenza
• Liste bloccate: alternanza tra candidati di sesso diverso e non eccedano il 60% del totale
• Collegi Uninominali: candidature con lo stesso simbolo non eccedano il 60%.
Dal 2007, dopo molte battaglie fatte dalla CPO regionale e da molte associazioni, a conclusione di un travagliato ed incompiuto iter legislativo della Regione, oggi, che siamo in piena campagna elettorale, la Regione Abruzzo, conta solo 2 donne su 31 consiglieri e niente di buono si può ragionevolmente prevedere per la formazione del futuro Consiglio Regionale, vista l’assenza della normativa sulla parità di genere.
Le prossime elezioni regionali e comunali incombono nell’immediato futuro, visto il grande numero di consiglieri regionali e comunali che si sono presentati per le prossime elezioni politiche.
La Consigliera di Parità Alessandra Genco ha concluso, dopo l’intervento di Gemma Andreini, parlando della necessità impellente di normare, nell’ottica e nell’obiettivo dell’applicazione normativa per la parità di genere, che venga approvata la normativa adeguata coinvolgendo quanti abbiano a cuore la legittimità e la legalità della parità di genere, concludendo che: insieme si fa rete per essere presenti nei luoghi di potere dove si prendono le decisioni.

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