Ricchiuti(P.P.I.) "Contributi INPS non sostenibili e parlamento bloccato su ius soli e apologie "

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 15/09/2017 in Politica da Paolo Ambrogi
Condividi su:
Paolo Ambrogi

I contributi INPS – dichiara Lino Ricchiuti (link a pagina facebook) presidente nazionale del movimento politico POPOLO PARTITE IVA – sono frutto di una concezione vecchia, per cui un’attività commerciale o artigianale di certo porta a casa quei mille euro al mese, altrimenti non avrebbe senso, e non ci si fida di chi ne dichiara meno. Oggi in Italia chi vuole avviare una nuova attività come commerciante o artigiano sa che ogni anno, indipendentemente dal fatturato che farà, dovrà pagare quasi 3.700 € allo Stato.
L’importo di tale contributo è calcolato su un’ipotesi di reddito minimo di 15.548€ che, secondo lo Stato, ogni attività commerciale o artigianale dovrebbe certamente portare a casa in un anno.

Questo contributo obbligatorio ogni anno blocca migliaia di iniziative imprenditoriali sul nascere, in quanto chi vorrebbe tentare di avviare una nuova attività, non vuole correre il rischio di dover dare allo Stato un importo magari superiore a quello che riesce a guadagnare. E molte di queste porterebbero lavoro, esportazioni, entrate pubbliche , contemporaneamente ne fa cessare moltissime , non in grado di affrontare questo salasso.

Non tiene conto di un mondo che è cambiato e in cui un’attività di impresa si trova oggi, in mezzo a tante altre cose, come l’ e-commerce e decine e decine di centri commerciali .
Siamo convinti che l’abolizione del contributo minimale INPS possa liberare la voglia di fare impresa in Italia, possa aiutare la ripresa economica del nostro Paese e procurare maggiori entrate nelle casse dello Stato, a causa dell’aumento delle attività imprenditoriali e la non cessazione di molte di quelle presenti. Inoltre è una riforma a costo zero, in quanto ai minori contributi corrispondono minori futuri versamenti pensionistici,non è possibile che mentre le piccole imprese , gli artigiani continuano a chiudere il parlamento sia ostaggio dei capricci di una maggioranza per un anno alle prese con riforme costituzionali poi bocciate e ora da mesi con sta bega della riforma elettorale.

Come può un imprenditore pensare di investire il proprio capitale in un Paese che tassa le imprese al 68%, con punte del 100%? Chi diamine glielo fa fare di rischiare il suo denaro che in banca gli frutta di più ed è tassato al 26%?E non si tratta certo di aumentare le tasse sulle transazioni finanziarie (che grazie a Renzi sono oggi le più alte d’Europa) o fare la patrimoniale, come dice qualche sinistrorso.

Ci sono tanti padri di famiglia che, perso il lavoro, pensano a come investire i risparmi di una vita in una piccola attività commerciale. Ma come possono farlo in uno Stato che vessa in modo odioso i suoi stessi foraggiatori, che abita come un parassita in un corpo che odia e che cerca in ogni modo di portare alla morte? Aprire un’impresa nell’Italia di oggi è virtualmente impossibile: è una scelta titanica destinata purtroppo troppo spesso a finire nell’insuccesso, per colpa di chi l’affonda.

E il Parlamento che fa? Perde tempo su ius soli e apologie al fascismo -conlclude Ricchiuti - chi se ne fotte se c'è gente che non sa più dove sbattere la testa ?

PARTECIPA AL GIORNALE

Sei già registrato?

Accedi con login e password