Roma, 10/06/2017 - 11:00 ( politica e istituzioni)
Il contributo minimale INPS – dichiara Lino Ricchiuti (link a pagina facebook) presidente nazionale del movimento politico POPOLO PARTITE IVA – è frutto di una concezione vecchia, per cui un’attività commerciale o artigianale di certo porta a casa quei mille euro al mese, altrimenti non avrebbe senso, e non ci si fida di chi ne dichiara meno. Oggi in Italia chi vuole avviare una nuova attività come commerciante o artigiano sa che ogni anno, indipendentemente dal fatturato che farà , dovrà pagare quasi 3.700 € allo Stato.
L’importo di tale contributo è calcolato su un’ipotesi di reddito minimo di 15.548€ che, secondo lo Stato, ogni attività commerciale o artigianale dovrebbe certamente portare a casa in un anno.
Questo contributo obbligatorio ogni anno blocca migliaia di iniziative imprenditoriali sul nascere, in quanto chi vorrebbe tentare di avviare una nuova attività , non vuole correre il rischio di dover dare allo Stato un importo magari superiore a quello che riesce a guadagnare. E molte di queste porterebbero lavoro, esportazioni, entrate pubbliche , contemporaneamente ne fa cessare moltissime , non in grado di affrontare questo salasso.
Non tiene conto di un mondo che è cambiato e in cui un’attività di impresa si trova oggi, in mezzo a tante altre cose, come l’ e-commerce e decine e decine di centri commerciali .
Siamo convinti che l’abolizione del contributo minimale INPS possa liberare la voglia di fare impresa in Italia, possa aiutare la ripresa economica del nostro Paese e procurare maggiori entrate nelle casse dello Stato, a causa dell’aumento delle attività imprenditoriali e la non cessazione di molte di quelle presenti. Inoltre è una riforma a costo zero, in quanto ai minori contributi corrispondono minori futuri versamenti pensionistici,non è possibile che mentre le piccole imprese , gli artigiani continuano a chiudere il parlamento sia ostaggio dei capricci di una maggioranza per un anno alle prese con riforme costituzionali poi bocciate e ora da mesi con sta bega della riforma elettorale.
Come può un imprenditore pensare di investire il proprio capitale in un Paese che tassa le imprese al 68%, con punte del 100%? Chi diamine glielo fa fare di rischiare il suo denaro che in banca gli frutta di più ed è tassato al 26%?E non si tratta certo di aumentare le tasse sulle transazioni finanziarie (che grazie a Renzi sono oggi le più alte d’Europa) o fare la patrimoniale, come dice qualche sinistrorso.
Ci sono tanti padri di famiglia che, perso il lavoro, pensano a come investire i risparmi di una vita in una piccola attività commerciale. Ma come possono farlo in uno Stato che vessa in modo odioso i suoi stessi foraggiatori, che abita come un parassita in un corpo che odia e che cerca in ogni modo di portare alla morte? Aprire un’impresa nell’Italia di oggi è virtualmente impossibile: è una scelta titanica destinata purtroppo troppo spesso a finire nell’insuccesso, per colpa di chi l’affonda.
E il Parlamento che fa? Perde tempo sulla legge elettorale -conlclude Ricchiuti - chi se ne fotte se c'è gente che non sa più dove sbattere la testa ?
Puoi leggere la storia di Lino Ricchiuti qua --> https://goo.gl/9UHhVq

