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Politica, governo al bivio-Lotti

La mozione di sfiducia al Senato il 15 marzo

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“Mi piacerebbe che il mio governo fosse considerato come un governo rassicurante.”

Così Paolo Gentiloni ha dichiarato, tra le altre cose, nel corso dell’intervista rilasciata a Domenica In lo scorso 5 marzo. Di sicuro da qui a pochi giorni lui e il suo esecutivo saranno chiamati a dare rassicurazioni agli italiani e prima di tutto a se stessi circa la propria tenuta futura. Lo scoglio è quello della mozione di sfiducia individuale ai danni del ministro dello Sport Luca Lotti, coinvolto nello scandalo Consip, la stessa che sta provocando un calvario in casa Renzi.

Un’inchiesta che è un oggetto ancora misterioso, per il premier: “Che cos’è ce lo dirà la magistratura, a me sta a cuore che si faccia chiarezza, perché vedo moltissime indiscrezioni ma in fondo la vicenda che riguarda davvero il ministro risale a due mesi e mezzo fa, e nel frattempo non è emerso alcun fatto nuovo  (ha detto sempre Gentiloni su Raiuno, ndr)”. Colui che anela ad essere rassicurante rassicura innanzitutto il suo ministro (“Saremo con lui e voteremo la fiducia”) e chiede, a sua volta, delle rassicurazioni, non solo al Parlamento per l’imminente voto ma anche ai magistrati  (“Devono garantirci fino all’ultimo la presunzione d’innocenza”).

Nella vicenda Consip, la società controllata dal ministero dell’Economia che si occupa di monitorare e razionalizzare gli acquisti della pubblica amministrazione, Lotti è invischiato con le accuse di rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento: nello specifico, segnalò l’imprenditore Carlo Russo (molto legato anche a Tiziano Renzi) al governatore della Puglia, Michele Emiliano, e avvertì l’ad di Consip, Luigi Marroni, di un’inchiesta giudiziaria a suo carico.

La mozione, promossa dai Cinque Stelle,  arriverà  a Palazzo Madama il 15 marzo, storico giorno delle idi tradizionalmente ammantato di un’aura maledetta, ma a dirla tutta non sembrerebbe (o non dovrebbe essere) un ostacolo insormontabile per l'esecutivo: oltre ai senatori grillini, infatti, a sostenerla saranno solo quelli leghisti e di Sinistra italiana, più i 10 parlamentari del Gruppo Misto.

Il resto dell’aula voterà invece contro la mozione, compresa Forza Italia, o comunque non a favore di essa, cioè si asterrà uscendo dall’aula al momento del voto, come i neonati Democratici e Progressisti di Bersani e Speranza. Che però hanno già annunciato una mozione a parte – più specifica – di censura ai danni del ministro, con la richiesta a Gentiloni di ritirargli la delega

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