Il consigliere regionale della Lega : disparità tra uomini e donne è perchè le donne preferiscono occuparsi dei figli

Bagarre nel consiglio regionale lombardo dopo le affermazioni del capogruppo ella Lega Nord Massimiliano Romeo

pubblicato il 22/11/2016 in Politica da Ivan Matteo Marri
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Ivan Matteo Marri

Poche donne nei vertici aziendali? “Nessuna discriminazione, la disparità dipende dal fatto che spesso gli uomini rispondono sì mentre molte donne preferiscono restare a casa e occuparsi dei figli”.

Seduta movimentata quella del consiglio regionale lombardo stamattina dopo le affermazioni del capogruppo ella Lega Nord Massimiliano Romeo, nel corso di una discussione riguardo nuove norme per la parità di genere, in particolare per la rappresentanza nei cda delle società regionali di almeno una donna su tre componenti. Un tema, quello delle disparità di genere nel campo del lavoro, su cui l'Italia da sempre nonostante gli sforzi resta ben lontana dalla categoria degli stati considerati virtuosi. Se infatti, a quanto riportato dal Global Gender Gap Report 2016 in campo educativo l'equilibrio tra uomini e donne è sostanzialmente paritario (e anzi le donne sono in vantaggio per quanto riguarda gli studi universitari) così come nell'accesso alla sanità, è proprio nella politica e soprattutto nel mondo del lavoro che la disparità si fa ampia: siamo 117esimi al mondo per quanto riguarda le opportunità e la partecipazione economica e 127esimi per quanto riguarda la parità di salario. Insieme ad altri fattori, l'Italia si piazza al 50 esimo posto della classifica stilata dal report, 27 posizioni più in alto rispetto al 2006. E sempre dal punto di vista dello stipendio, in media guadagnano meno (26.725 euro contro i 29.985 degli uomini).

Per il capogruppo del Carroccio, non un problema culturale o di disparità comunque: “Gli stipendi degli uomini sono più alti perchè fanno più straordinari, le donne invece preferiscono stare a casa con i figli – ha continuato – Per esempio mia moglie è una che preferisce stare a casa”. Durissima la reazione dall'opposizione, e le critiche anche dalle colleghe di partito. La consigliera del Movimento 5 Stelle Silvana Carcano ha definito in aula le parole di Romeo sintomo di una “mentalità maschilista da Medioevo”, per poi rincarare su Facebook: “Che vergogna. In aula oggi il capogruppo della Lega ha spiegato che è colpa delle donne se non fanno carriera come gli uomini, se non guadagnano lo stesso stipendio degli uomini a parità di competenze e se sono in numero inferiore nei ruoli di potere. E' colpa nostra perchè scegliamo di fare figli. Certe parole meritano solo tanta compassione”.

Lavorare meno e avere retribuzioni inferiori è tutt'altro che una libera scelta delle donne – ha invece attaccato Chiara Cremonesi di Sinistra, Ecologia e Libertà – Ogni giorno devono combattere contro l'insufficienza delle politiche per la conciliazione mentre per il loro lavoro vengono pagate 47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo. E nella maggior parte si fanno carico della famiglia e della gestione della casa”. Infine, dai banchi della stessa Lega la collega Daniela Martinazzoli ha ricordato al suo capogruppo che “tirare su figli non è come allevare caprette”. Grave poi il fatto che, oltre a non essere le dichiarazioni di Romeo considerabili “chiacchiere da bar” dato il luogo istituzionale dove sono state pronunciate, cadono a soli 3 giorni dalla Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. Che non è solo fisica ma anche psicologica e sociale.

“Il consiglio regionale è un luogo dove si dovrebbe contribuire alle politiche atte a migliorare le condizioni e le possibilità delle persone – ha ricordato il deputato Pd Maria Chiara Gadda – E lo dico da parlamentare, da donna e da ingegnere che ha lavorato in settori a prevalenza maschile. Non contesto la scelta personale della moglie del capogruppo, o di tante donne che liberamente antepongono la famiglia alla carriera. E' una scelta libera e coraggiosa. Il problema è che per molte donne quella non è una scelta ma un obbligo, un'imposizione. Non è preservando lo status quo che si aiuta un Paese in cui, complice la crisi, a farne più le spese è stata in percentuale l'occupazione femminile. Consiglierei al capogruppo di impegnarsi di più per dare possibilità a chi non ne ha e non per difendere uno status quo risultando anche offensivo”.

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