“Il quesito non lede la libertà di voto”. Con questa motivazione il giudice civile di Milano, Loretta Dorigo, ha respinto i due ricorsi presentati dall'ex presidente della Corte Costituzionale Valerio Onida e da un pool di legali sull'eccezione di legittimità costituzionale della legge del '70 istitutiva del referendum laddove non prevede l'obbligo di 'spacchettamento' del quesito quando ci sono più temi, “salvando” la consultazione popolare del 4 dicembre prossimo. La decisione è stata resa nota dal presidente del tribunale Roberto Bichi.
Onida aveva contestato il fatto che in un’unica domanda venissero sottoposti all’elettore “contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o comunque collegati solo in via generica o indiretta, e che riflettono scelte altrettanto distinte, neppure tra loro sempre coerenti”. Inoltre aveva aggiunto “la sottoposizione al corpo elettorale dell'intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito” avrebbe “violato in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell'esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale”. Di qui dunque la richiesta di rinvio della questione alla Corte Costituzionale.
Ma Dorigo è stata di diverso parere ritenendo di non “ravvisare una manifesta lesione del diritto alla libertà di voto degli elettori per difetto di omogeneità dell’oggetto del quesito referendario". Insomma secondo il giudice civile milanese la "natura oppositiva del referendum costituzionale” verrebbe “a mancare e a essere irrimediabilmente snaturata” dove “si ammettesse la parcellizzazione dei quesiti". Dorigo aggiunge poi nell’ordinanza: “Il referendum nazionale non potrà che riguardare la deliberazione parlamentare nella sua interezza. In caso di parcellizzazione dei quesiti l’elettore, libero di scegliere su ogni singolo quesito, finirebbe per intervenire quale organo propulsore dell’innovazione costituzionale contro la lettera della norma: oltre a favorire l’ingresso di una contrattazione politica di carattere compromissorio, evenienza giustamente paventata dagli stessi ricorrenti”.
Soddisfatto per la decisione del tribunale civile di Milano il senatore Andrea Marcucci (Pd) che su twitter commenta: “I trabocchetti sono finiti, gli atti del governo sono conformi alla legge. Ora spazio solo al confronto nel merito sul quesito del referendum”. Felice ma con motivazioni completamente opposte Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e responsabile organizzazione e territorio della Lega Nord: “Si stanno creando le condizioni per la tempesta perfetta del 4 dicembre che travolgerà Renzi ed il suo Governo con una valanga di No. Per fortuna il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso del professor Onida che avrebbe determinato uno slittamento della data del referendum, consentendo a Renzi di continuare a restare al Governo, e di continuare a fare perenne campagna elettorale utilizzando la sua carica di premier, rinviando il giudizio con cui il popolo lo avrebbe rimandato a casa”.

