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Vendita dei caccia Alenia Aermacchi a Israele, pacifisti davanti al Tribunale di Varese

Protesta dei pacifisti davanti al tribunale di Varese che contestano la vendita di armi a Israele

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 Una protesta pacifica quella di ieri mattina da parte di alcuni degli attivisti di uno dei gruppi membri del Forum Nazionale No Guerra, che nell'agosto 2014 avevano presentato un esposto alla Procura denunciando una violazione della legge 185 del 1990 (che regolamenta l'esportazione, l'importazione e il transito dei materiali d'armamento) ignorata secondo gli attivisti da Aermacchi (e quindi Finmeccanica), a danno delle popolazioni palestinesi.

Un passo indietro. Il contratto miliardario, di cui 460milioni sono per la fornitura di 30 velivoli M346 era stato siglato nel 2012. Nel 2014, la consegna dei primi due aerei da guerra che, seppur configurati e venduti (oltre a Israele, le commesse degli ultimi anni sono arrivate da Singapore, Polonia ed Emirati Arabi) come sistemi avanzati d'addestramento, sarebbero facilmente convertibili in caccia da guerra. E quindi armi, tanto che i documenti ministeriali ne parlano come “materiali d'armamento”.E proprio quei due aerei sarebbero stati osservati, poco dopo la consegna, sui cieli di Gaza durante un bombardamento. “Solo due settimane dopo la consegna degli aerei è intervenuta una risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu che condannava Israele, denunciava la violazione del diritto umanitario e intimava l'immediata cessazione dell'offensiva – hanno spiegato i membri del comitato – Come sempre nella sua storia, Israele ha ignorato la risoluzione e proseguito negli attacchi”. 

Proprio le proteste contro la vendita dei caccia d'addestramento avevano portato a diverse manifestazioni del popolo pacifista contro Alenia Aermacchi a pochi metri dalla sede di Venegono Superiore, e portato il Forum No Guerra a costituirsi riunendo più volte sotto il tetto del castello dei missionari comboniani comitati e gruppi per la pace di tutt'Italia, dai No F-35, ai No Muos passando per i No Tav, Pax Christi, i comboniani e altri diverse realtà del mondo antibellico. “La legge 198/9 prevede tra l'altro il divieto dell'esportazione verso Paesi in stato di conflitto armato, la cui politica contrasti con l'articolo 11 della nostra Costituzione (il ripudio della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti) e verso quei Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali dei diritti umani accertati dai competenti organi delle Nazioni Unite, della Ue o del Consiglio d'Europa – avevano scritto nella denuncia – Israele sin dalla sua nascita nel 1946 ha continuamente affrontato conflitti armati con gli stati arabi confinanti, occupa illegalmente i territori palestinesi e disattende metodicamente le risoluzioni Onu che le intimano il rispetto del diritto umanitario. Ricordiamoci per esempio l'orrore dell'operazione Piombo Fuso del 2008, con oltre 1400 uccisi di cui 300 bambini.C'è un lunghissimo elenco di rapporti delle Commissioni Onu, di Amnesty Internationa, Human Rights Watch ed enti simili che denunciano le violazioni da parte di Israele”.

E mentre la Procura di Brescia ha aperto recentemente le indagini per far chiarezza sulla vendita di bombe italiane all'Arabia Saudita e usate contro le popolazioni dello Yemen, quella di Varese attraverso il pm Sara Arduino chiede di archiviare tutto. “La situazione che coinvolge lo Stato d'Israele – si legge nella richiesta di archiviazione – allo stato delle attuali deliberazioni del Consiglio di Sicurezza va inquadrati ai sensi dell'articolo 51 della carta Onu, nel diritto di autotutela e di conseguenza i rapporti commerciali in tema di armamenti con gli altri Paesi non sono vietati in via generale”. “Si sono limitati a verificare la presenza delle autorizzazioni ministeriali, formalmente regolari ma viziate viziate nella sostanza, e la loro esistenza non esclude la possibilità che il giudice penale ravvisi gli estremi di reato: autorizzazioni che peraltro risalgono al 2012 mentre le consegne sono state effettuate nel 2014, senza verificare che ci fossero ancora le condizioni per l'esportazione di armi. – ha lamentato dal presidio Ugo Giannangeli –Proprio queste autorizzazioni avrebbero dovuto insospettire la Procura: come è stato possibile ottenerle in violazione della legge 185? I dubbi sorgono spontanei.

Perchè non si investiga sui rapporti tra i vertici di Alenia Aermacchi che vende i caccia e i ministeri che hanno rilasciato le autorizzazioni? E perchè la Procura non ha individuato i due intermediari dell'affare, che si sono portati a casa rispettivamente l'1% e l'1,5% sul valore del contratto, ovvero 4,6 e 6,9 milioni di euro e verificato la legittimità dei versamenti? Noi speriamo che il Gip Alessandro Chionna non accetti la richiesta del pm e prosegua le indagini, vada a fondo, chiarisca tutti i punti oscuri e di grave violazione del diritto di questa vicenda, come stanno facendo i suoi colleghi bresciani>.

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