Torna d'attualità l'ipotesi di una discesa in campo di Marina Berlusconi per raccogliere l'eredità del padre alla guida della nuova Forza Italia. Lei continua a smentire le voci, circolate fin dall'estate, che la vorrebbero al timone del centrodestra. Ma è curioso notare come, esattamente vent'anni fa, fu lo stesso Berlusconi a smentire quell'impegno diretto in politica che poi, fino ad oggi, lo ha visto alla guida del centrodestra italiano e più volte vittorioso nel confronto elettorale con il centrosinistra.
Tutto ha inizio nel maggio 1993, con un intervento telefonico alla trasmissione 'Il Processo del lunedì' di Aldo Biscardi. L'allora presidente della Fininvest e del Milan definisce il programma 'diseducativo' e critica sia l'attenzione riservata alle sue deposizioni spontanee nell'ambito dell'indagine sull'applicazione della legge Mammì, sia il modo in cui, nella puntata precedente era stato posto il problema dell'assegnazione delle frequenze tv per il Giro d'Italia. E' l'inizio di una polemica con la sinistra che, di fatto, non avrà mai sosta nei due decenni successivi. La telefonata al 'Processo' di Biscardi fa registrare un'audience di 5 milioni di telespettatori (l'82%, secondo i sondaggi Abacus, dà ragione al Cavaliere) e dà il via a polemiche roventi che proseguiranno nei mesi successivi, quando, in una intervista al Corriere della Sera, a metà giugno, il Cavaliere si dice "accerchiato dai neostalinisti". Se da un lato Berlusconi reitera le smentite di un suo ingresso in politica, al tempo stesso la sua 'creatura' comincia gradatamente a prendere corpo. Il Cavaliere incontra politici e imprenditori che potrebbero essere interessati al suo progetto. E intanto continua a smentire la 'discesa in campo'. A fine giugno decisivo il colloquio con Giuliano Urbani, riservato docente di Scienza della politica alla Bocconi di Milano ed esperto di sistemi elettorali, che poi sara' tra i fondatori di Forza Italia.
Le voci della nascita di un nuovo partito guidato da Berlusconi si fanno più insistenti. Ma lui continua a smentire: "Non c'è alcun partito di Berlusconi, non c'è nemmeno in previsione alcun impegno diretto mio per quanto riguarda la politica'', dichiara a margine della presentazione di un master in comunicazione di Publitalia. ''Credo - aggiunge - che ci sia in atto nel nostro Paese un cambiamento e che in questo cambiamento ciascuno di noi debba sentirsi nel diritto e nel dovere di dare un contributo. Anch'io penso di poter fare lo stesso ma ciò prescinde completamente dal mio mestiere di editore in cui la regola è stata, è e sarà sempre un totale ecumenismo''. Berlusconi non nega di sostenere l'iniziativa politica portata avanti da Giuliano Urbani, ma respinge l'ipotesi di volersene prendere carico in prima persona: ''E' assolutamente impensabile che chi fa il mestiere del comunicatore possa proporsi come soggetto politico'', ripete. E' un fatto, però, che a queste smetite sono in pochi a credere. Nel numero di settembre, il periodico Prima Comunicazione sostiene che Berlusconi voglia "sollecitare la nascita di una nuova classe liberaldemocratica che copra il vuoto aperto al centro". La conferma viene con l'ormai celebre messaggio televisivo del 26 gennaio 1994: "L'Italia è il Paese che amo...". Le smentite, ormai, restano solo un ricordo. Chissà che non avvenga lo stesso con la figlia Marina...

