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Difendere la vita oltre le sirene laiciste

Il centrodestra non rincorra la sinistra: sul fine vita serve il coraggio dei valori

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L'iniziativa del senatore di Fratelli d'Italia Luca De Carlo, tradottasi in un accorato messaggio rivolto all'ex presidente della Regione Veneto Luca Zaia, merita un convinto plauso per l'empatia e la lucidità con cui affronta la complessa questione del fine vita. Ponendo l'accento sul primario dovere dello Stato — che è quello di offrire assistenza, potenziare la rete delle cure palliative, sostenere gli hospice e stare accanto alle famiglie nel dramma della malattia — De Carlo indica con coraggio una prospettiva etica che rifiuta la cultura dello scarto e si oppone con fermezza alla banalizzazione della sofferenza.

In questo contesto si inserisce ed emerge con straordinaria forza la riflessione politica e giuridica di Davide Lovat, consigliere regionale del Veneto per la lista "Resistere Veneto". Lovat, attivista politico che sul proprio sito si definisce apertamente impegnato sul fronte della lotta contro il mondialismo e il relativismo progressista, offre un'analisi fondamentale per comprendere la portata della posta in gioco. Nel suo intervento, «Il suicidio assistito e il tramonto del diritto», pubblicato sul Corriere di Verona (l'inserto locale del Corriere della Sera) il 29 luglio 2026, Lovat sposta la discussione dai singoli casi emotivi alle fondamenta stesse della nostra civiltà giuridica.

La domanda decisiva che Lovat pone non è se una persona gravemente malata possa desiderare di morire — un interrogativo umano di fronte al quale si deve rispetto e compassione —, ma se sia lecito che lo Stato trasformi quel desiderio in un diritto soggettivo, mettendo le strutture pubbliche al servizio della morte. Seguire le indicazioni di Lovat è necessario perché la tradizione giusnaturalista (quella corrente di pensiero giuridico e filosofico secondo cui esistono diritti naturali e primordiali legati alla natura umana, come il diritto alla vita, che preesistono allo Stato e che nessuna legge stilata dagli uomini può mai calpestare o svendere) insegna che la vita umana è un bene indisponibile che precede la legge. Se questo principio crolla, tutti i diritti finiscono per dipendere dalla volontà variabile del legislatore. Quando lo Stato si attribuisce il potere di distinguere tra vite da proteggere e vite per cui organizzare la morte, l'eccezione iniziale tende fisiologicamente ad allargarsi, alterando il ruolo della medicina che nasce per curare e accompagnare, mai per sopprimere.

Questa battaglia ideale impone anche una profonda riflessione politica all'interno dello schieramento di governo. Il centrodestra non deve cadere nella trappola di inseguire le argomentazioni e i sillogismi della sinistra radical-chic e delle forze progressiste, da Più Europa ad Azione, fino a Italia Viva, PD, Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle. C'è un rischio reale che l'ala laicista della coalizione, presente in forze come Forza Italia e Lega, finisca per appiattirsi su posizioni storicamente estranee alla propria identità. Un simile cedimento finirebbe per calpestare non soltanto i valori cristiani sul rispetto della vita — sui quali non è ammissibile alcun arretramento —, ma tradirebbe anche la sensibilità e la volontà di tantissimi elettori di centrodestra che chiedono una politica ancorata alla difesa della persona. Se la coalizione di governo dovesse ammainare la bandiera della difesa della vita, si aprirebbe inevitabilmente una profonda frattura con la propria base; a quel punto, realtà politiche lungimiranti e coerenti come quella guidata da Lovat in Veneto potrebbero intercettare e raccogliere i frutti di questo inevitabile scontento, diventando il naturale punto di riferimento per chi rifiuta ogni compromesso sui principi fondanti.

L'insegnamento che unisce la lettera di De Carlo al rigoroso approfondimento di Lovat è chiarissimo: la vera risposta democratica al dolore non è l'introduzione di procedure amministrative per accelerare la fine, ma il rafforzamento di una comunità capace di prendere in carico la fragilità. La politica del centrodestra ha il dovere morale di rimanere compatta nel rifiutare un modello sociale in cui sia più facile morire, continuando invece a battersi con orgoglio per una società in cui sia sempre più facile vivere, curarsi ed essere assistiti.

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