Nelle ultime ore il dibattito politico italiano si è acceso attorno alla proposta di sospendere l'accordo di Schengen con la Spagna, come reazione alla crisi migratoria nell'enclave di Ceuta. Tuttavia, la proposta poggia su un errore giuridico: il Trattato di Schengen regola la circolazione tra gli Stati membri e non influisce sulla gestione dei confini esterni tra Spagna e Marocco. Sospendere l'accordo isolerebbe i transiti tra Italia e Spagna, senza impattare sugli ingressi in territorio nordafricano.
Per comprendere l'errore della politica italiana occorre guardare la geopolitica: Ceuta e Melilla sono le uniche frontiere terrestri tra Unione Europea e Africa. Quando il Marocco allenta i controlli, la pressione sull'enclave diventa insostenibile per Madrid. In Italia, la reazione alle immagini dei flussi è stata immediata, traducendosi nella richiesta di interrompere la libera circolazione con la penisola iberica. Una risposta che però confonde la gestione dei confini interni con la difesa di quelli esterni.
L'Accordo di Schengen, firmato nel 1985 e oggi colonna portante dell'integrazione europea, abolisce i controlli sulle persone alle frontiere interne tra gli Stati membri. Sospendere Schengen con la Spagna significherebbe ripristinare il controllo dei passaporti negli aeroporti e nei porti italiani per chiunque arrivi da città come Madrid, Barcellona o Siviglia. Questa misura non avrebbe alcuna efficacia pratica sulla crisi di Ceuta per tre motivi principali. I migranti che entrano a Ceuta si trovano in un'enclave spagnola e non ottengono un lasciapassare automatico per il resto d'Europa. I flussi da Ceuta non si riversano sui voli di linea diretti a Roma o Milano. Schengen regola lo spazio interno; non gestisce i respingimenti né il pattugliamento delle barriere tra la Spagna e i Paesi che non fanno parte dell’accordo di integrazione.
La sospensione temporanea del trattato – facoltà concessa agli Stati in caso di "gravi minacce all'ordine pubblico o alla sicurezza interna" – viene usata come slogan politico. Isolare la Spagna non risolverebbe la crisi con il Marocco, ma danneggerebbe il turismo, la mobilità dei cittadini e la logistica dell'interscambio commerciale. Gli strumenti corretti per affrontare l'emergenza di Ceuta esistono già : il potenziamento delle operazioni di Frontex, l'attivazione dei fondi europei di emergenza e la piena attuazione del Nuovo Patto sulla Migrazione e l'Asilo. Il nodo cruciale resta la solidarietà nella gestione dei confini esterni. Una partita che si gioca nelle stanze di Bruxelles, non sospendendo i voli tra Roma e Madrid.
Invocare la fine della libera circolazione con la Spagna per un'emergenza sul confine marocchino è una cura sbagliata per una diagnosi errata. Se l'Italia procedesse unilateralmente, otterrebbe il risultato di burocratizzare i viaggi di milioni di turisti e lavoratori, senza fermare un singolo arrivo sulle barriere nordafricane. La crisi migratoria richiede risposte strutturali; le scorciatoie identitarie, oltre a essere impraticabili, rischiano solo di indebolire l'architettura dell'Unione Europea.

