Il caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato a quasi 15 anni di carcere per l’omicidio di due rapinatori, ha attivato un vasto fronte che unisce partiti di centrodestra, comitati pro-armi, media d'area e cittadini. E’ questo lo scenario emerso da un’inchiesta giornalistica del quotidiano Fanpage. Una vicenda di cronaca nera diventata il motore propulsore per una campagna promozionale e politica.
I partiti di maggioranza, in particolare, hanno trasformato la vicenda in una battaglia sulla legittima difesa, con l'obiettivo di coprire le spese legali dell'orefice, pagare i risarcimenti e ottenere la grazia presidenziale. Matteo Salvini ha definito "ingiusta" la condanna e la Lega ha avviato una maxi raccolta firme per sensibilizzare il presidente Sergio Mattarella. Il partito propone inoltre leggi per azzerare i risarcimenti ai familiari dei rapinatori e valuta la candidatura politica di Roggero.
Sul fronte mediatico, Il Giornale ha lanciato la petizione formale "Noi stiamo con Mario Roggero" per fare pressione politica. In parallelo, sono nate oltre 50 raccolte firme spontanee online, che hanno superato complessivamente quota 100.000 firmatari con un appello diretto al Quirinale. Una mossa molto discutibile per un quotidiano che dovrebbe informare e non fare propaganda pro o contro Roggero.
Ma intanto, intorno al caso, stanno orbitando anche diverse associazioni pro-armi e per la difesa personale senza limiti. Questi comitati sfruttano l'impatto emotivo della vicenda per sostenere che la difesa di proprietà e lavoro sia un diritto sacrosanto, ponendosi in aperto contrasto con l'orientamento della Corte Costituzionale. Parallelamente, sul web sono nate raccolte fondi anonime, come quella avviata da una utente registrata solo come "Laura M.". Solo che la mancanza di legami espliciti con l'entourage dell'orefice alimenta il fenomeno delle donazioni "al buio".
Già , perché non tutto è limpido come sembra. La galassia dei fondi destinati a Roggero è finita al centro di un'inchiesta giudiziaria per scarsa trasparenza. La campagna di solidarietà principale era nata per coprire le spese legali e i 600.000 euro di risarcimenti provvisionali stabiliti per i parenti delle vittime. Il Tribunale di Cuneo ha ordinato il sequestro preventivo delle somme. I giudici hanno scoperto che il denaro non pagava la difesa, ma veniva trasferito su conti esteri, anche in Tunisia. Secondo l'accusa, Roggero svuotava le sue disponibilità in Italia per sottrarre il denaro dovuto al risarcimento delle famiglie delle vittime, spalancando il sospetto che l’uomo stesse anche pianificando una fuga all’estero. Sospetto che aveva spinto la magistratura a privarlo del passaporto, prima della condanna definitiva in carcere.

