C'è un tic nervoso che unisce il giornalismo progressista e i salotti bene: liquidare come "deriva estremista" qualsiasi movimento, sussulto o scelta politica che non si allinei al catechismo del politicamente corretto. L'ultimo caso da manuale è la scelta, coraggiosa e contromano, dell'onorevole Laura Ravetto. Questa settimana la deputata ha formalizzato il suo passaggio al Gruppo Misto della Camera dei Deputati, unendosi ai colleghi Pozzolo, Sasso e Ziello per dare corpo parlamentare a "Futuro Nazionale", il nuovo partito guidato dall'europarlamentare Roberto Vannacci.
"La destra si radicalizza", strillano i censori d'ufficio, terrorizzati da una mossa che rompe gli schemi. Eppure, a guardare bene dentro la scatola della storia patria, il verdetto va completamente ribaltato. La verità è un'altra, ed è ben più urticante per i custodi del dogma liberale: chi oggi difende l'identità occidentale e le radici cristiane non sta inventando nulla, ma sta semplicemente parlando la lingua dei padri fondatori del centrodestra.
Ci vuole coraggio, oggi, a compiere il passo della Ravetto. Ci vuole il coraggio di sfidare una narrazione dominante che marchia a fuoco come "estremista" un progetto che di estremista non ha nulla, se non la determinazione nel non voler cedere alle mode fluide del momento. La genealogia intellettuale di quella che oggi viene frettolosamente bollata come "destra radicale", vanta in realtà una nobiltà ideale altissima. Le idee che animano il dibattito e il programma di Futuro Nazionale sono le stesse identiche tesi teorizzate, nel 1994, da don Gianni Baget Bozzo – la mente teologica della prima Forza Italia – e poi declinate da Marcello Pera nei suoi celebri dialoghi con Joseph Ratzinger sulla difesa dell'Occidente dal sonno del relativismo. Altro che folklore o estremismo di frangia: questa è la spina dorsale della cultura conservatrice italiana.
Se questo è il perimetro della tradizione, allora i veri estremisti della cancellazione identitaria vanno cercati altrove. Sono i paladini di un laicismo esasperato e orfano di valori, i veri radicali del nulla. Parliamo dei vari big di Forza Italia, quali i capigruppo della Camera dei Deputati e del Senato Enrico Costa e Stefania Craxi, ma anche di figure di peso come Roberto Occhiuto, Presidente della Regione Calabria e l’europarlamentare Letizia Moratti, per non parlare della corrente leghista che fa capo a Luca Zaia. È questo l'arco parlamentare dei "nuovi moderati", personaggi strutturalmente attratti dalle geometrie fluide di Carlo Calenda e dalle suggestioni woke di una Francesca Pascale.
Il paradosso è servito: mentre Laura Ravetto rivendica con coraggio la sostanza e la carne viva della tradizione, il presunto "centro" – insieme a pezzi di un carroccio ormai sbiadito – si riduce a una fotocopia sbiadita del progressismo radical-chic. E il re, nel frattempo, è rimasto tragicamente nudo. Il caso Ravetto, dunque, non è una semplice cronaca di transfughi parlamentari, ma il campanello d’allarme di una faglia culturale profonda. La scommessa di Futuro Nazionale si candida a essere l'ultimo argine contro la progressiva evaporazione valoriale della coalizione. Perché il rischio reale, inutile girarci intorno, è ormai sistemico: qualora nel centrodestra dovesse prevalere questa nuova anima iper-laicista, "arcobaleno" e radical-chic – un’aristocrazia salottiera più preoccupata di accreditarsi nei salotti di Carlo Calenda che di ascoltare la propria base – l'intera coalizione finirebbe per smarrire la sua stessa ragione d'essere.
Come ricordava la grande tradizione filosofica conservatrice, da Del Noce a Marcello Pera, quando una civiltà non è più capace di tracciare un confine netto tra i veri diritti legati alla natura umana e i semplici capricci individuali, il sistema è destinato al collasso. Alzando all'infinito l'asticella dei "diritti" per inseguire i desideri del singolo, si scivola inevitabilmente nel caos e nell'anarchia etica. Se vince la linea dei fautori del fluido, il centrodestra rischia di perdere definitivamente la sua anima cristiana e quella feconda intransigenza sui valori non negoziabili che ne ha decretato la nascita e la fortuna. Un centrodestra ridotto a fotocopia della sinistra sui diritti civili e sul relativismo culturale non servirebbe più a nessuno. Ecco perché il passaggio della Ravetto è un atto di chiarezza necessario: per ricordare a tutti che senza identità non esiste moderatismo, ma solo una lenta, inesorabile resa culturale.

