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Cdm: sì a riforma codice appalti

Robusta sfrondatura degli articoli

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Un nuovo e più leggero codice degli appalti, molto più leggero.

Pochi giorni dopo l’introduzione a tutti gli effetti del reato di omicidio stradale – altra significativa vittoria di Renzi e dei suoi ministri – il governo si appresta a varare un’altra grande impresa: una potatura titanica del complesso di paragrafi e commi che, fino ad ora, ha regolamentato con pachidermica mole la materia relativa a quelle che gli antichi giuristi latini avrebbero chiamato redempturae (la parola attuale deriva sempre dal latino, dalla locuzione ad pactum, ma pare sia diffusa nella tarda antichità o a partire dal Medioevo).

Chi siano artisti della topiaria o semplici giardinieri-manutentori, i registi della revisione hanno compiuto un lavoro “buro-ecologico” della massima importanza, da cui trarranno grande beneficio archivisti e giuristi: si passa, infatti, Delrio dixit, “da 660 articoli e 1500 commi a 217 articoli, con una scelta di grandissima semplificazione e ricezione delle normative europee”.

“Una scelta che coniuga qualità e prezzo. Il ministro delle Infrastrutture, al termine del Cdm nel corso del quale, giovedì 3 marzo, era stato dato disco verde al nuovo codice degli appalti  semplificato (o codice di attuazione della riforma degli appalti), ha aggiunto che con il nuovo testo-bussola dei contratti di committenza-esecuzione si potrà finalmente dire “basta alle gare al massimo ribasso” e non ha esitato a parlare di “rivoluzione”.

In effetti la svolta è “copernicana”, come ha sottolineato anche Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione: “per la prima volta", prosegue Delrio,  “viene normato per legge tutto il tema delle concessioni" e "il rischio operativo è in carico al privato". Lo Stato, ha spiegato il ministro, "da oggi in poi non è più obbligato a riequilibrare gl investimenti".

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