Si è concluso a Roma il 2° Congresso Nazionale di Democrazia Sovrana Popolare (DSP), un evento che ha segnato il passaggio della formazione guidata da Marco Rizzo e Francesco Toscano da movimento di protesta a soggetto politico strutturato. L’assise dell'Hotel Ergife non è stata però solo un laboratorio di idee, ma anche il teatro di uno scontro fisico e simbolico che riaccende il dibattito sui confini del dissenso democratico.
Un’Agenda Multipolare e Anti-Sistema
Il congresso ha sancito una trasformazione profonda, delineando un'agenda che fa del multipolarismo e della rottura sistematica i propri pilastri fondamentali. La linea emersa non è solo una critica politica, ma una vera e propria virata geopolitica che mira a sradicare l'Italia dal suo attuale posizionamento internazionale per inserirla in una rete globale "oltre i blocchi". Questa visione ha trovato una manifestazione plastica nella scelta degli ospiti: la presenza di diplomatici russi e delegazioni mediorientali, in particolare libanesi e palestinesi, segna la volontà di DSP di accreditarsi come interlocutore di un mondo non più a trazione occidentale.
Un elemento di particolare interesse è stata la partecipazione del fondatore di The Gateway Pundit (James Hoft). Questo ponte con l'area anti-establishment statunitense suggerisce un'operazione politica ambiziosa: saldare il socialismo sovranista europeo con il movimento conservatore identitario d'oltreoceano (spesso identificato con l'area MAGA) in un fronte comune contro le strutture di potere globali e il neoliberismo.
I vertici del partito hanno dato corpo a questa strategia attraverso riflessioni complementari. Marco Rizzo, nel suo ruolo di Coordinatore Nazionale, ha focalizzato l'attenzione sulla necessità di recuperare la sovranità monetaria, intesa come precondizione indispensabile per sganciarsi dai vincoli della NATO e dell'Unione Europea. Parallelamente, il Presidente Francesco Toscano ha spostato l'analisi sul piano della battaglia delle idee. Secondo Toscano, la sfida non è solo politica ma culturale: l'obiettivo è federare le diverse anime del dissenso — da quello nato durante l'emergenza sanitaria a quello accademico e antimilitarista — per costruire un'alternativa solida capace di contrapporsi a quelle che definisce le élite tecnocratiche dominanti.
Il Paradosso della Tolleranza: L'Incursione di +Europa
La cronaca del congresso è stata segnata dall'irruzione di Matteo Hallissey, Presidente di +Europa, il quale, insieme ad alcuni militanti radicali, ha tentato di esporre bandiere dell'UE e dell'Ucraina. Quello che era stato concepito come un flash-mob è degenerato rapidamente in un momento di forte tensione: spintoni e urla hanno interrotto i lavori, rendendo necessario l'intervento delle forze dell'ordine per riportare la calma.
L'episodio solleva un profondo paradosso politico. È singolare che proprio chi si professa custode dei valori liberali, europeisti e dello Stato di diritto scelga la via dell'interruzione fisica di un'assemblea regolarmente autorizzata e protetta dall'Articolo 49 della Costituzione, che garantisce ai cittadini il diritto di associarsi liberamente in partiti. Sebbene la contestazione delle idee di DSP sia un esercizio legittimo della libertà di espressione, il metodo dell'incursione trasforma il dissenso in prevaricazione, violando lo spazio sacro del confronto interno di una forza politica. In questo contesto, il silenzio delle altre forze politiche appare assordante. Sarebbe doveroso che i partiti presenti in Parlamento prendessero chiaramente le distanze dall'accaduto, condannando il comportamento di +Europa. Difendere l'agibilità politica di un avversario non significa condividerne le tesi, ma tutelare le regole del gioco democratico. Senza una condanna unanime di tali metodi, si rischia di sdoganare l'idea che la forza fisica possa prevalere sulla dialettica, minando le basi stesse della convivenza civile e del rispetto istituzionale.
Oltre l'Ostruzionismo: La Solidità del Progetto DSP
Al di là dei tentativi di disturbo orchestrati per oscurarne il messaggio, DSP ha dimostrato una solida maturità organizzativa, strutturandosi attraverso uffici politici efficienti e il supporto di figure di alto profilo tecnico nei settori chiave della Difesa e della Sanità. Il paradosso delle strategie di sabotaggio è evidente: lungi dall'indebolire le istanze sovraniste, l'aggressività degli oppositori ne conferma la centralità e la capacità di rottura. Tentare di silenziare un leader sul palco non è un atto di dissenso, ma una rinuncia al confronto democratico. In una democrazia reale, la forza di un'idea si misura nelle urne, non con la censura di piazza. DSP emerge da questi scontri non solo con un'organizzazione più fitta, ma come l'unico baluardo di un dibattito libero che molti vorrebbero spegnere.

