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Vittoria, il Consiglio comunale al centro della polemica: il duro botta e risposta tra Bascietto e Fiore

Dal post del giornalista Giuseppe Bascietto alla replica della presidente Concetta Fiore, fino al rilancio: il dibattito sul ruolo del Consiglio comunale nella fase più delicata per la città.

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Due visioni opposte sul ruolo dell’aula consiliare: atto pubblico di rappresentanza o prudenza istituzionale lontana dal confronto mediatico.


Vittoria, il silenzio che divide la città

Dall’atto d’accusa di Giuseppe Bascietto alla replica istituzionale, fino al rilancio: un confronto che segna una fase politica

Non è rimasto confinato ai social il duro intervento del giornalista Giuseppe Bascietto. Il suo lungo post pubblicato su Facebook ha aperto un vero e proprio caso politico a Vittoria, riportando al centro del dibattito pubblico il ruolo del Consiglio comunale in una fase segnata da gravi episodi di criminalità.

L’atto d’accusa: «Il silenzio è una resa»

Bascietto parla senza attenuanti di «silenzio istituzionale assordante» e chiama direttamente in causa il Consiglio comunale e la sua presidenza. Secondo il giornalista, quanto accaduto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 – sequestri di persona, arresti per traffico di droga, operazioni giudiziarie riconducibili a contesti mafiosi, minacce al sindaco e l’incendio di un bene confiscato – non rappresenta una somma di fatti scollegati, ma una sequenza coerente che segnala un salto di qualità della criminalità sul territorio.

Di fronte a questo scenario, l’assenza di una convocazione straordinaria dell’aula consiliare viene definita una responsabilità politica grave. Non una dimenticanza, ma una scelta. «Il silenzio – scrive – non è neutralità. È una resa», perché nei territori segnati dalla presenza mafiosa l’assenza di una risposta politica pubblica rischia di isolare le istituzioni più esposte e di indebolire l’immagine dello Stato.

La replica della presidente Concetta  Fiore

Alle accuse del giornalista ha risposto la presidente del Consiglio comunale Concetta Fiore, con una nota affidata ai social dai toni misurati e istituzionali. Fiore respinge l’idea che la mancata convocazione dell’aula possa essere letta come silenzio o disimpegno, rivendicando il rispetto delle norme regolamentari, delle prerogative istituzionali e di un principio di responsabilità che, soprattutto in contesti delicati, imporrebbe di evitare strumentalizzazioni e sovraesposizioni mediatiche.

La lotta alla criminalità organizzata, sottolinea, non si misurerebbe sulla quantità di sedute convocate o di prese di posizione simboliche, ma sulla serietà delle istituzioni, sulla collaborazione con lo Stato e sul rispetto dei ruoli. Da qui la scelta di non trasformare l’aula consiliare in uno spazio di dichiarazioni pubbliche su vicende già all’attenzione delle autorità competenti.

Il rilancio di Bascietto: «Una resa scritta bene»


La replica istituzionale non chiude il confronto. Bascietto rilancia con toni ancora più duri, definendo la risposta della presidente «non una difesa, ma una resa scritta bene». Per il giornalista, dietro il linguaggio formale si nasconderebbe una scelta politica precisa: congelare il Consiglio comunale invece di guidarlo.

Secondo Bascietto, il richiamo continuo a regole, equilibri e ruoli verrebbe utilizzato non per chiarire, ma per non agire. In una città in cui il potere criminale manda segnali, insiste, l’assenza della politica diventa essa stessa un messaggio. Un messaggio che, a suo giudizio, è stato firmato dalla presidenza dell’aula.

Il passaggio più netto riguarda il significato del silenzio: «Il suo silenzio è stata una resa ordinata, composta, istituzionale. La forma elegante dell’inerzia». Non serviva propaganda, afferma, ma coraggio. Un coraggio che, nella sua lettura, non c’è stato.

Due visioni opposte del ruolo istituzionale

Lo scontro mette in luce due concezioni profondamente diverse del ruolo delle istituzioni locali nei momenti di crisi. Da un lato, l’idea che il Consiglio comunale debba rappresentare pubblicamente la città, assumendo una posizione visibile e collettiva nei passaggi più delicati. Dall’altro, una linea di prudenza istituzionale che rivendica sobrietà, rispetto dei ruoli e distanza dalla logica del confronto mediatico.

La chiusura della Presidenza: «Il Consiglio non è un social»

In chiusura, la posizione della Presidenza del Consiglio comunale resta ferma ed è già stata chiarita dalla stessa Fiore nel suo post di replica. Il Consiglio comunale – ha ribadito – non è un luogo da social network, né uno spazio in cui consumare un “ping pong” mediatico fatto di botta e risposta. L’aula consiliare è un’istituzione seria, nella quale si svolgono lavori di responsabilità amministrativa e istituzionale, non dinamiche di contrapposizione politica o di visibilità.

Una precisazione che segna una linea netta e chiude il confronto sul piano delle repliche personali, lasciando sul tavolo una questione più ampia e destinata a pesare nel dibattito cittadino: quale debba essere, oggi, il confine tra prudenza istituzionale e presenza politica, tra silenzio e responsabilità, in una città chiamata a misurarsi con sfide che toccano la sicurezza, la legalità e la tenuta democratica.


 

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