Mattarella: su messaggio di inizio anno gradimento bipartisan

Apprezzate sensibilità sociale e amore per il paese

pubblicato il 01/01/2016 in Politica da Gianluca Vivacqua
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Gianluca Vivacqua

Mattarella come l’Istat, più implacabile dell’Istat.

Non era scoccato il quinto minuto  del suo discorso di augurio agli italiani per il 2016 (durato in tutto 20 minuti),  quando il capo dello Stato cala infatti l’asso nella manica statistico: il numero – impietosamente esatto  – degli evasori fiscali in Italia. Solo nel 2015, ha detto Mattarella citando uno studio di settore, gli evasori contributivi  hanno fatto perdere allo Stato qualcosa come 122 miliardi di euro: recuperare soltanto la metà di questi soldi significherebbe creare oltre 300.000 posti di lavoro.

Quella dell’evasione fiscale è soltanto la prima – probabilmente la più importante – delle emergenze menzionate dal presidente a poche ore dallo scoccare del nuovo anno. C’è l’emergenza ambientale (“Non rassegniamoci alla società dello spreco”), l’emergenza terrorismo, che non può non spingerci a sviluppare uno spirito di fratellanza globale, e l’emergenza sociale italiana: famiglie e, più in generale, fasce di popolazione in condizioni economiche sempre più disagiate, che non devono essere lasciate precipitare, ma a cui va tesa, invece, una mano.

In un clima soft, più soft degli ultimi anni, il presidente giunto al suo primo appuntamento col discorso di fine anno rinuncia alla postazione “cattedratica” del suo predecessore Napolitano, inchiodato alla scrivania presidenziale, e recupera l’esperienza rilassata dell’ultimo Scalfaro, seduto in poltrona davanti ad un bel mazzo di fiori (Scalfaro, però, come qualcuno ricorderà, preferiva le composizioni di frutta).

Rispetto a Re Giorgio con l’orologio sempre in mano la nota tipica mattarelliana è stata quella di una serena, pacata distensione. E la timida, algida gentilezza lascia “miracolosamente” il posto ad una sobria, delicata familiarità, che però non gli impedisce di fare denunce a muso duro – la disoccupazione ancora alta che inficia i dati sulla ripresa, e inoltre le disuguaglianze nel mercato del lavoro tra uomo e donna, tra Nord e Sud   – e lanciare proposte di sapore legalitario: sul fronte delle politiche per il controllo dell'immigrazione, occorre una legislazione realmente punitiva contro i criminali accertati e gli irregolari, e più rigorosa contro tutti gli altri stranieri, extracomunitari ed apolidi, che non intendono integrarsi pacificamente e produttivamente nel tessuto sociale e legale del nostro Paese

Un discorso tutto giocato sul contrasto, netto, tra luci e ombre: come detto, un’economia in timida ripartenza  a cui si contrappongono dati sul lavoro ancora in forte crisi; un ritrovato senso della legalità e delle Istituzioni da parte dei cittadini, a cui fa da contraltare l’assenza di una visione del proprio avvenire in Italia da parte di tanti giovani preparati,  che conseguentemente finiscono col sentirsi,  o con l’essere resi,  estranei e indifferenti ai destini del Paese (e senza parlare degli ex lavoratori over 40 e 50 da recuperare, con tutto il peso del loro vissuto) ; un ruolo di sempre maggiore importanza nella vita del Paese recitato dalle donne, che devono però ancora fare i conti con violenze e soprusi. Ai piedi delle grandi icone (Mattarella ne cita una triade, Gianotti-Cristoforetti-Orlando) c’è ancora molta ingiustizia e, per tornare al tema generale, molte zone d’ombra.

Il finale del discorso, però, volge tutto verso la luce, quello della speranza, rappresentato, più che dai giovani, dai giovanissimi, i bambini nati nel 2015. La “generazione-giubileo”, i cui primi vagiti sono andati di pari passo con quelli della primaverina economica italiana.

Le frasi chiave. “Le disuguaglianze rendono più fragile l’economia e le discriminazioni aumentano le sofferenze di chi è in difficoltà.” “Si può chiedere ai cittadini di limitare l’uso dei mezzi privati ma a fronte di servizi pubblici all’altezza.” “Sempre più giovani capiscono che malaffare e corruzione negano i diritti, indeboliscono la libertà e rubano il loro futuro.” “Chi è in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese.

Sembrano già lontani I tempi del fin troppo dividente Napolitano: Mattarella convince tutti, maggioranza - com’è più che ragionevole  - ma anche opposizione. Tutti trovano nel discorso del capo dello Stato qualche elemento di appartenenza.Un messaggio bello, pieno di amore per gli italiani”, ha detto il premier Renzi.  Per il ministro dell’Interno Alfano si è trattato di un “discorso di alta statura morale”.

Matteo Salvini, segretario leghista, loda il fatto che Mattarella abbia dato ragione alla Lega in materia di linea dura sui clandestini. Apprezzamento per la sensibilità sociale da parte della presidente della Camera Boldrini. ”Un giusto invito a credere nell’Italia” è il riassunto che del messaggio fa il senatore Fi Maurizio Gasparri.  Fuori dal coro restano giusto Beppe Grillo, che nel suo contro-discorso di fine anno definisce Mattarella "ologramma di un ologramma" (cioè l'Italia e la sua politica, inesistenti a parere del leader M5S) e Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia,  che lamenta come Mattarella non abbia dedicato “nemmeno un passaggio ai marò”. Chi ha memoria ricorda che era la stessa accusa che Salvini muoveva all’ultimo discorso di Napolitano.

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