Esce venerdì 6 giugno 2025 su tutte le piattaforme digitali (in distribuzione Believe Music Italy), il nuovo singolo di EMIT, alter ego musicale di Emanuele Conte.
"bianco", tutto minuscolo, è un nuovo e atteso capitolo che si aggiunge alla personalissima autobiografia musicale del cantautore di Lodi e che segue la pubblicazione di "bacio", singolo che aveva segnato la fine dell'estate 2024. Oggi, invece, siamo qui, all'inizio di quella del 2025, con questo nuovo pezzo che è anche un assaggio di un nuovo disco in uscita. "bianco" è un brano di una delicatezza sospesa data anche da sfumature lo-fi, costruisce un crescendo emotivo che colpisce, senza cedere mai alla tentazione di un pathos stucchevole, accompagna l’ascoltatore in un’introspezione intima: addentrandosi e descrivendo qualcosa che tutti hanno vissuto, almeno una volta.
La scrittura musicale è nata con la chitarra, ma poi l'idea dell’arrangiamento si è sviluppata aggiungendo un synth microkorg e una drum machine roland tr-8s. Poi il basso e un arpeggio di chitarra acustica hanno dato il giusto groove al pezzo. La produzione è stata curata da Andrea De Carlo e Filippo Cornaglia, lavorando principalmente allo Studio Lab10 di Torino. Il basso è suonato da Matteo Giai. Il mix è di Andrea De Carlo e il master di Giovanni Versari.
Lo abbiamo intervistato, con la voglia di approfondire un progetto indipendente, delicato e coraggioso, che ha voglia di esporsi e raccontarsi.

- Oggi molti artisti costruiscono una narrativa parallela alla musica attraverso i social. Tu invece sembri voler restare invisibile: è una scelta precisa o una resistenza istintiva?
Credo sia in parte una forma di resistenza perché non è il modo di comunicare che ho consumato io crescendo. I social non sono il tipo di piattaforme a cui mi sono abituato io nel conoscere gli artisti che erano i miei riferimenti. Quindi credo sia una resistenza istintiva, ma non voluta. Vorrei raccontarmi di più, sto solo cercando un modo che mi risulti naturale.
- Non c’è quasi traccia di te in formato video, niente vlog, nessun racconto del “dietro le quinte”. Pensi che l’assenza di esposizione personale rafforzi o indebolisca la tua musica?
Penso che indebolisca la capacità o la possibilità di raggiungere più persone. Non mi è mai piaciuto promuovermi con dei format orientati alla viralità o con chiacchiere fini a se stesse, ma sicuramente vorrei espormi di più, e avere un rapporto continuo con chi mi segue o con chi potrebbe farlo in futuro. Da questa domanda capisco che non ci sto ancora riuscendo. - Ti senti mai tagliato fuori da un sistema che ormai premia più la presenza che il contenuto? O rivendichi con orgoglio il tuo silenzio visivo?
Sì mi sento un po’ tagliato fuori rispetto a certi modi di comunicare di adesso. Alcuni non mi appartengono, con altri non ho ancora sperimentato abbastanza. Ma vorrei essere più presente e penso di essere vicino a trovare il mio modo di farlo. Presto vedrete. Starò sempre attento comunque a mantenere genuino quello che propongo. - Hai mai avuto il timore che, senza una narrativa social attiva, “Bianco” e i tuoi brani possano semplicemente perdersi nel rumore della rete?
Sì, infatti spesso succede. Devo decisamente lavorare per una narrazione social più attiva. Mi piacciono i contenuti che propongo ma mancano ancora costanza ed estemporaneità. Soprattutto preferisco Youtube come piattaforma, quindi la mia idea è di creare contenuti video per Youtube ed estrarre da lì per condividere su Instagram. - Se qualcuno ti dicesse che oggi fare musica senza fare anche “personaggio” è quasi un atto di sabotaggio, cosa risponderesti?
Sarei d’accordo, ma non vale la pena snaturarsi e fare una cosa solo perché va di moda. Credo stia tutto nel trovare il proprio linguaggio e il proprio modo di comunicare. Perché nessuno di noi sa per certo cosa funzionerà tra due mesi. Anche un “personaggio” deve partire da una verità. Spero di riuscire a conciliare meglio queste due cose in futuro. Grazie mille per queste domande stimolanti e dirette, lo apprezzo molto.

