Non si placa la tensione tra i fratelli Orfei legata all’asta dei gioielli appartenuti alla madre, la circense Moira Orfei. Dopo la recente testimonianza di Stefano Orfei, oggi, venerdì 13 giugno, è stata la sorella Lara Orfei a raccontare la sua versione dei fatti, intervenendo in collegamento a 'La volta buona'. L'asta ora è stata annullata, ma la rabbia rimane.Â
Lara Orfei ha spiegato il suo dissenso: "Mia madre è stata una grande donna e non credo che i suoi effetti personali meritassero di finire all'asta. Piuttosto potevamo creare un museo. Avrei preferito ci mettessimo d'accordo in famiglia", ha spiegato la 55enne. Â
Lara ha raccontato di aver saputo dell'iniziativa del fratello Stefano, di mettere all'asta i gioielli della madre, solo tramite social: "Speravo che mi chiamasse lui. So che abbiamo due caratteri forti e volevo evitare di litigare. Ma non ho ricevuto alcuna telefonata e ho parlato con sua moglie, Brigitta Broccoli". Â
A seguito del silenzio, Lara ha deciso di prendere le distanze pubblicamente con un comunicato stampa in cui si dissociava dalla scelta del fratello. “È vero che lui si è preso oneri e onori, ma è anche vero che quando i miei genitori sono partiti, Stefano si è preso tutto. Io non ho preso niente".Â
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L'asta sarebbe servita - secondo quanto spiegato da Stefano - a finanziare e rilanciare il progetto del circo: "Io ho sentito che con il ricavato loro volevano riaprire il circo. In realtà , con il ricavato di un'asta non si può riaprire un circo, ci vuole molto di più", ha spiegato Lara. "Sarebbe stato sicuramente un aiuto", ha replicato Caterina Balivo. Â
E alla domanda se abbia intenzione di chiarire con il fratello, Lara ha detto: "Non me la sento ancora oggi di chiamare mio fratello, perché mi hanno fatto una cosa grave". E ha concluso lasciando un grande interrogativo: "Sapete cosa penso? Che mio fratello non avrebbe mai organizzato un'asta con i gioielli di nostra mamma". Una frase che ha seminato dubbi. "A chi ti riferisci?", hanno chiesto in studio. "Non lo so", ha replicato. Â

