Per la 5° edizione del Festival Collisioni a Barolo, hanno scomodato niente meno che Neil Young e i Deep Purple. Già da mesi la notizia della presenza, tra gli altri, delle star del rock anni '60, aveva scatenato la ricerca dell'ultimo biglietto. E fu subito tutto esaurito.
A dare il la alla manifestazione piemontese sono stati proprio i Deep Purple che, il 18 luglio in Piazza Colbert, con le straordinarie “Smoke on the water” e “Burn”, hanno fatto vibrare non solo le note, ma anche le corde del cuore dei tantissimi fans.
Il 19, invece, ad alternarsi sul palco sono stati, tra i tanti, due artisti molto diversi tra loro: Elisa con la delicatezza de “L'anima vola” e il rapper sardo Salmo di Olbia. Ma l'attesa maggiore è stata per il gran finale di lunedi 21, con l'artista canadese Neil Young e i fedeli Crazy Horse, i quali hanno incendiato le emozioni di 10.000 fans tra veterani e giovani scopritori di rock.
Nella cittadina piemontese l'arrivo di Neil Young è stato tanto importante da dedicare il titolo del suo album “Harvest” all'intera manifestazione di letteratura e musica in collina. A giustificarlo, oltre all'apprezzamento per il capolavoro del cantante di Toronto, c'è anche l'attinenza rurale del titolo che tradotto significa appunto “raccolto”.
Alle 21:30 circa, Neil Young da inizio al concerto con un assolo di chitarra elettrica di due minuti e poi canta con la sua band “Love and only will break it down”. Solo 12 brani in scaletta, ma intensi e lunghi, molti dei quali nuovi brani.
Il cantante di “Heart of gold” rende poi omaggio, durante la serata, a Bob Dylan cantando la famosissima “Blowing in the wind” e al suo vecchio brano con chitarra acustica e armonica. Alle sue spalle, sul palco, i Crazy Horse vestiti da pelle rossa come simbolo della loro identità artistica. In quanto agli effetti speciali: pochi, per non dire nessuno. Solo la nudità della musica accompagnata da qualche simbolo indiano d'America.
Il cantante 68enne chiude il concerto con “Who's gonna stand up and save the Earth”, nuova canzone che presenterà anche nelle prossime tappe del suo tour europeo (Vienna, Copenaghen, Stoccolma).
Chi si alzerà in piedi a salvare la terra, si domanda Neil. E' un musicista scrittore che ha a cuore i problemi dell'umanità e nella sua arte trova la ragione dei suoi sentimenti. Non è mai stato un cantautore semplice da accettare come idolo, basti pensare a Woodstock, quando minacciò con la chitarra chi lo avesse ripreso mentre si esibiva. A distanza di anni lo dimostra con una più fine arroganza: quella di non voler regalare se non pochi vecchi successi alla folla di piazza Colbert, a Barolo. Il cantante di Toronto vuole forse farsi conoscere alle nuove generazioni e apprezzare dai vecchi seguaci non per il nostalgico ragazzo di “Old Man” o di “Like Hurricane”. È ormai il cresciuto uomo di cui narrava un tempo, che è oggi in grado di rispondere al pubblico con la musica rock di adesso.

